Fiumi di soldi spediti da Quartu usando documenti “rubati”, così agiva la banda dell’autoriciclaggio

Quasi un milione inviato da un money transfer quartese nel resto d’Italia a 14 persone, quasi tutte cinesi. A capo dell’agenzia una cinese 41enne che avrebbe “pulito” i soldi utilizzando le fotocopie dei documenti di tanti ignari clienti. I finanzieri hanno seguito i movimenti del denaro, fioccano sequestri milionari e denunce: tutti i dettagli

Carte d’identità e altri documenti di ignari cittadini, utilizzati per spostare ingenti somme di denaro. Circa un milione di euro, in due anni, è quanto è stato spedito da un money transfer di Quartu Sant’Elena, gestito da una cinese di 41 anni, regolare, ad altri agenti che si trovavano in Lombardia, in Toscana, nel Lazio, in Campania e Sicilia, quasi tutti cinesi. Fiumi di denaro che, stando alle indagini svolte dalla Guardia di Finanza (che non sono ancora terminate) potrebbero essere stati ottenuti chissà come e “riciclati”. È appunto questa l’ipotesi di reato formulata. Il modus operandi, stando alla ricostruzione dei finanzieri, sin dal 2020, è stato il seguente: un cittadino doveva svolgere alcune operazioni o semplicemente fare la fotocopia di un documento. Il documento veniva scansionato nel money transfer e i titolari ne conservavano una copia, utilizzandola al momento della spedizione del denaro alle altre filiali. Una tecnica semplice e che, per molto tempo, ha permesso di muovere tanti soldi senza dare nell’occhio. Poi, però, il passo falso: circa un anno fa la Guardia di Finanza ha ricevuto una segnalazione da parte di una banca: è stato scoperto che, proprio la cinese 41enne, avrebbe indicato come mittenti dell’invio dei soldi persone all’oscuro di tutto. Una copertura, quella dei clienti inconsapevoli che entravano nel money transfer anche solo per delle fotocopie, che è pian piano crollata. Oggi la prima svolta: i finanzieri, delegati dalla procura della Repubblica, hanno sequestrato beni per 51 milioni di euro tra Quartu e il resto dell’Italia, denunciando tutti i componenti dell’associazione all’autorità giudiziaria per i reati di autoriciclaggio e associazione per delinquere. In alcuni casi è risultato che gli incaricati delle transazioni non erano neanche dipendenti del money transfert né abilitati a svolgere quell’attività. Sono state quindi effettuate perquisizioni sia nella sede principale dell’agenzia, a Milano, sia nell’abitazione del suo referente per l’Italia, residente a Roma.
Le Fiamme Gialle di Cagliari stanno andando avanti con le indagini e i controlli, è necessario individuare la provenienza del denaro spedito utilizzando le fotocopie di documenti degli ignari clienti del money transfer: le piste aperte sono più di una, si va dall’evasione fiscale al traffico di droga. L”autoriciclaggio di ingenti somme di denaro” è già stato accertato e, stando a quanto trapela, appare chiaro che all’origine delle transazioni ci sia un’attività illecita. In caso contrario, infatti, il gruppo di denunciati non avrebbe avuto nessun tipo di problema a spedire soldi utilizzando i circuiti ordinari.


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