La serranda del suo negozio di elettromeccanica, a Cagliari, l’ha abbassata già da qualche giorno, Fabrizio Marceddu. L’emergenza Coronavirus blocca quasi tutta l’economia, anche nel capoluogo sardo, e anche dover riparare un’autoclave o una pompa di calore diventa, nei fatti, un’impresa titanica: “Sabato scorso avevo due lavori sicuri a Pula e in un bed and breakfast, ho rinunciato perchè non avevo nessun tipo di protezione, le mascherine sono introvabili. Faccio questo lavoro da sempre, da quando sono fermo sto solo pagando: dalle spese arretrate ai fornitori, è un salasso”, spiega Marceddu. “I seicento euro del Governo? Bene, meglio di nulla. Certo, sono all’incirca la metà del mio stipendio mensile, ma avevo già messo in conto che non mi avrebbero mai potuto dare tutti i soldi persi per colpa del virus. La situazione è comunque drammatica”, sostiene l’artigiano.
“Prima o poi dovrò pagare tutte le bollette e devo pur mangiare. Sto iniziando ad intaccare i risparmi sudati in anni e anni di lavoro”. Un aiuto dalla famiglia? No: “Mio padre prende qualche centinaio di euro al mese di pensione, non posso chiedergli nulla. Cerco di andare avanti, come tutte le partite Iva italiane”.











