Falciato da una macchina mentre era in sella alla sua bici, il suo sport prediletto che amava e condivideva con gli amici. È morto poco dopo l’impatto, i soccorsi quando sono giunti sul posto non hanno potuto fare altro che constatare il decesso.
Il ricordo e la rabbia del ciclista Paolo Massenti, suo grande amico: “Non siamo usciti assieme caro Marco Lonis come spesso capita nel weekend in cui non ci son gare, le nostre strade stamattina hanno preso 2 direzioni diverse, la tua ti ha portato verso una morte violenta e crudele, ingiusta ed ingiustificabile, la mia strada invece mi ha portato a giungere sul luogo del misfatto a tragedia già consumata… la macchina distrutta portata via dal carro attrezzi fa davvero paura, mi guardo intorno e mi allontano dalle chiazze di sabbia dove fino a poco fa giaceva il tuo corpo inerme, retrocedo lungo la salita in cui pedalavi sereno con la tua bici, mi allontano ancora volgendo lo sguardo qua e là, seguo le tracce sull’asfalto, i segni dei rilievi delle autorità mi portano lontano, scorgo lungo la cunetta i pezzi di carbonio della tua bici, il carbonio frantumato dall’impatto lungo la cunetta mi fa rabbrividire, riconosco a malapena i pezzi della sella, sono agghiaccianti, mi volto di spalle e mi domando come possa esser successo in un rettilineo in salita largo e privo di impedimenti ad esser finito sopra il cofano di un auto, mi sento vuoto, perso, dovevo essere anch’io lì stamattina con te ed invece son qui a piangerti, a cercare di trovare una spiegazione, piango, mi dispero per una tragedia che sicuramente era evitabile, perché sono tanti i fattori che possono rendere una tragedia evitabile… ed invece il mio travaglio continua, torno mestamente indietro Jose viene verso di me ci guardiamo negli occhi sconsolati e increduli, pensiamo e rimembriamo le nostre pedalate, alle nostre risate, alle volte in cui siamo usciti al fresco del mattino con la squadra, alle colazioni, a tutte le volte che in strada l’abbiamo scampata per via delle disattenzioni degli altri utenti, alle volte in cui andavi a Laconi a pregare a Sant’Ignazio, mi fa male il cuore, mi fa tremendamente male…
Torno a casa e trovo Mary distrutta, anche lei é in lacrime, l’ho lasciata poche ore prima dicendo che avevi avuto avuto un incidente e che stavo correndo da te, é lì china sul tavolo, straziata rilegge l’articolo della cronaca che parla dell’incidente, mi metto a guardarlo anch’io, rivedo le immagini incomincio a leggere commenti improponibili, persone che vomitano odio e cattiveria verso i ciclisti, commenti in cui si evince la totale ignoranza in materia di codice stradale, penso a quanto le nuove macchine siano sicure ed allo stesso tempo sono trappole, cruscotti pieni di luci, spie, touch screen che hanno infinite funzioni che per essere attivate fanno togliere le mani dal volante e di conseguenza l’attenzione alla guida, poi penso ancora…penso a me come tanti altri ciclisti, inermi sulla strada, falciati quotidianamente sulle strade nonostante stiano al bordo destro proprio come é successo oggi a te caro Marco, penso a tutte le volte in cui ci hanno sfiorano, penso alle auto rumorose dai motori termici che senti arrivare, penso poi a quelle elettriche che proprio non le senti, penso a quelle in cui senti appena il fruscio delle gomme, penso a quelli che ti stringono e volontariamente cercano di buttarsi in cunetta, quelli per l’ebbrezza o il desiderio di vederti spaventato ti suonano il clacson quando sono proprio a ridosso da te… a quelli che ti sfiorano lasciandoti senza una goccia di sangue in corpo, a quelli il cui vuoto d’aria al loro passaggio ti sbalza prima sul ciglio della strada e dopo il loro passaggio ti risucchiano verso il centro della corsia facendoti perdere l’equilibrio, senti il sangue gelare, la vita passarti davanti spero che dopo quella macchina non ci sia una seconda che ti falcerebbe inesorabilmente e molto probabilmente ti toglierebbe la vita, ma perché… perché??? Perché devo vivere questo se ho solo il desiderio di fare lo sport che amo che si pratica in strada? mi domando perché mi devo sentire inerme, perché devo uscire di casa e non sapere se rientrerò? Abbiamo fatto tante volte quella strada e il sole a quell’ora in quel punto non ostacola nessuno… ora il sole é alto e brucia forte la pelle, come questa cicatrice che oggi porto nel cuore…
Basta!!! é uno strazio… LA STRADA É DI TUTTI, rispettiamoci non smetterò mai di ripeterlo… ma deve cambiare prima o poi qualcosa… quel 1,5 mt che per legge ci devono essere durante il sorpasso di un ciclista non son chiari… siamo utenti deboli lungo la strada… abbiamo famiglie figli, mamme, mogli, nipoti… possibile che sia così difficile capire quale sia le conseguenze? Vi prego provate almeno una volta a mettervi nei nostri panni…
Ciao caro Marco!!
Da lassù abbi cura di noi che sopravviviamo in strada, abbi un occhio per noi proteggici, e proteggi gli automobilisti dalle insidie della disattenzione, troppe famiglie distrutte da entrambe le parti”.












