A pochi giorni dalla storica processione del 1° maggio, una minaccia sanitaria mette in discussione uno degli elementi più simbolici della Festa di Sant’Efisio: i buoi che trainano il cocchio del Santo. Al centro delle preoccupazioni c’è la dermatite nodulare contagiosa bovina, una malattia virale che ha già fatto registrare diversi focolai nel Sud Sardegna, tra Muravera e Villaputzu. Le misure sanitarie imposte prevedono un’area di protezione di 20 chilometri e una zona di sorveglianza estesa fino a 50 chilometri, limitando fortemente la movimentazione degli animali.
Ed è proprio questo il nodo cruciale. Il cocchio di Sant’Efisio, secondo tradizione, viene trainato da una coppia di buoi giovani, scelti e benedetti con cura. A loro si aggiungono quelli impiegati nelle “traccas”, i carri decorati che raccontano mestieri e scene della vita rurale sarda. In totale, oltre trenta capi bovini partecipano ogni anno alla processione, rendendo la loro presenza fondamentale per l’autenticità dell’evento.
Il rischio concreto è che le restrizioni veterinarie impediscano lo spostamento dei buoi, costringendo gli organizzatori a rivedere una parte significativa della celebrazione. Nei prossimi giorni è atteso un confronto decisivo con i servizi veterinari regionali per valutare eventuali deroghe o soluzioni alternative che consentano lo svolgimento della festa in sicurezza.
Il tema è delicato: da un lato la tutela sanitaria e la necessità di contenere il contagio, dall’altro il valore identitario e culturale di una tradizione secolare profondamente radicata nella comunità cagliaritana e in tutta l’Isola.











