Chi non protegge la memoria storica non scommette sul futuro

La manifattura di Alessandro Mola in via Manno

Questa foto, che rappresenta il ceramista Alessandro Mola nel suo laboratorio di via Manno a Cagliari, accompagna l’articolo di Nando Camellini intitolato Dove si crea la ceramica sarda “Nuovo fiore”, che fu pubblicato ne L’Unione Sarda l’ 8 marzo del 1940. E’ tutto quello che ci resta di quell’avvenimento storico che i cagliaritani di oggi non hanno altro modo di conoscere data la mancanza assoluta di targhe nella via e di luoghi della memoria utili a fermare il ricordo di quanto avvenne dal 1939 al 1943 nella centralissima via Manno in fatto di artigianato artistico sardo. Lì infatti ebbe sede la manifattura di Alessandro Mola, alloggiata nei locali sottostanti la Galleria d’Arte di Enrico Palladino.

Conosciuti in questi anni per varie pubblicazioni che ne hanno mostrato la qualità, i modelli per ceramiche di Alessandro Mola erano stati all’epoca già apprezzati dalle fabbriche nazionali quali la Essevi e la Lenci che su di essi avevano addirittura costruito una “linea sarda” di creazioni ceramiche. Ma per la sua produzione personale, quella che egli stesso trasformava in ceramiche e che fu denominata “Nuovo fiore”, Alessandro Mola creò a Cagliari ancora altri modelli. Fu così che, tra il 1939 e il 1943, uscirono dalle sue mani bustini di donne di Desulo, come la foto documenta, ma anche altri “pezzi sardi”: si riconoscono in prima fila sul bancone statuine di donne curve. Nella foto il ceramista appare intento al lavoro di ritocco, a fronte di una produzione che al momento poteva essere quantificata in un centinaio di pezzi.

Oltre che ceramista Alessandro Mola era fotografo e scultore e a quella esperienza di conduttore di laboratorio ceramico, bruscamente interrotta dai bombardamenti nel 1943, altre se ne sarebbero aggiunte. Scampato miracolosamente al crollo dell’edificio, con tutta la famiglia riparò a Firenze dove continuò ad applicarsi alle ceramiche creando modelli per la ditta Pattarino. Al rientro in Sardegna, nel 1945, pure mantenendo anche quella di fotografo, riprese immediatamente l’attività di ceramista continuando a creare modelli elaborati secondo una spiccata volontà di proposizione regionale.
Perché oggi appare importante non perdere la memoria di una simile impresa e di un simile personaggio?

Primo, perché la foto documenta un avvenimento importante anche per la storia dell’economia sarda: si trattava della produzione di ceramiche artistiche approntate con paste a base di caolini sardi. I caolini sardi di Laconi, Furtei e Nurallao avevano già dato ottimi risultati con le ceramiche di Federico Melis nel periodo 1929-1931 ed alla fine degli anni Trenta l’interesse della SCIC, l’industria sarda che all’epoca operava in pieno centro a Cagliari- nello stradone di san Paolo (oggi viale Trieste)- era tutto centrato sul caolino di Capoterra. La foto documenta quindi anche l’utilizzo delle risorse locali della Sardegna per alimentare l’industria manifatturiera.

Secondo, perché la foto documenta un avvenimento importante anche per la storia dell’artigianato artistico sardo: l’affermarsi della ceramica sarda come arte fu opera dei maggiori artisti isolani e fu un fatto culturale e storico coerente, con creazioni che coniugavano la sardità con le correnti artistiche nazionali. In chiara separazione e distinzione dalle produzioni spagnoleggianti della ceramica popolare, l’unica sino ad allora conosciuta e praticata nell’isola. La manifattura di Alessandro Mola fu la quarta in ordine di tempo, preceduta da quelle di artisti del calibro di Francesco Ciusa (1918-1925), di Federico Melis (1927-1931), di Valerio Pisano (1932-1938).

Terzo, perché la foto documenta un avvenimento importante anche per la storia della città di Cagliari: le quattro manifatture, che ebbero un ruolo determinante per la nascita della ceramica artistica in Sardegna, ebbero sede tutt’e quattro a Cagliari. Il tutto si svolse nel breve spazio di venticinque anni ma fu determinante per il lancio della nuova attività artistica sarda destinata a giungere sino ai giorni nostri.

Quarto, perché la foto documenta un avvenimento importante per la produzione manifatturiera che si giovò anche dell’impegno di amministratori sensibili. Al contrario di quanto succede oggi, e di cui tutti siamo testimoni, di fronte alla solitudine in cui sono costretti a dibattersi i protagonisti dell’artigianato urbano dei nostri giorni.
Oggi la città di Cagliari, che ha avuto un tale ruolo nel passato, non ha strategie per lo sviluppo del settore né luoghi per la conservazione della memoria che possano offrirsi allo studio delle nuove generazioni. Rendendo così difficile anche l’azione di chi vorrebbe continuare a creare con gusto artistico e ideali aggiornati ma pur sempre rappresentativi della specificità sarda.

Maria Laura Ferru


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