L’appello di Francesco Giganti, l’amico degli animali: “Nonostante l’impianto sia già stato costruito o in fase avanzata di realizzazione, non è troppo tardi per intervenire. Esistono diverse strade — legali, amministrative e pratiche — che la gestione del canile, le associazioni animaliste o i cittadini possono percorrere subito”.
Si trovano in via Nazionale, sia il maxi parco fotovoltaico che il canile: i primi catturano l’energia dal sole, gli altri, i cani, abbaiano, continuamente. “Ecco perché non andava fatto a ridosso del canile comunale un mega impianto fotovoltaico, non bastava la discarica vicina” spiega Giganti. “Calore eccessivo: in estate i pannelli superano i 60°C, aumentando la temperatura dell’aria attorno ai box e creando un microclima soffocante.
Rumore fastidioso: il ronzio continuo degli inverter e delle ventole disturba costantemente l’udito sensibile dei cani.
Luce e riflessi: i bagliori e i riverberi sulle superfici metalliche e di vetro provocano disorientamento e fastidio visivo.
Stress e ansia: i movimenti vicini per manutenzioni e la percezione di un ambiente alterato aumentano lo stato di iper-vigilanza.
Nessuna via di fuga: chiusi nelle gabbie a ridosso della rete, gli animali non possono spostarsi per cercare ombra, silenzio o refrigerio”.
Giganti, che da anni racchiude in un’oasi decine di animali liberi salvati da morte certa, chiede a chiunque abbia a cuore la loro sorte di attivarsi per assicurare ai cani il benessere che gli spetta tramite segnalazioni agli enti competenti come “presentare un ricorso d’urgenza in tribunale per ottenere un ordine del giudice che imponga al costruttore la realizzazione immediata di barriere protettive o lo spegnimento/spostamento delle componenti più rumorose e calde e sensibilizzare le grandi associazioni nazionali di tutela animale (LAV, ENPA, OIPA, LNDC)”.












