Il Capodanno appena trascorso lascia dietro di sé una lunga scia di polemiche. A finire nel mirino dei cagliaritani è la scelta dell’amministrazione comunale di puntare su un cosiddetto “Capodanno diffuso”, una formula che, secondo molti, si è tradotta in un evento frammentato, poco coinvolgente e privo di un vero centro di attrazione.
«Già la parola diffuso dice tutto: un po’ qua, un po’ là», commentano diversi cittadini, costretti a passeggiare da una zona all’altra di Cagliari nella speranza di trovare un luogo dove potersi divertire davvero. Un Capodanno vissuto più come una camminata che come una festa, lontano dall’idea di divertimento puro che molti si aspettavano per salutare l’arrivo del nuovo anno.
Secondo le critiche, l’amministrazione avrebbe imposto la propria visione, ignorando le richieste della cittadinanza. «Evidentemente per chi governa il concetto di divertimento coincide con una passeggiata – si legge in alcuni commenti – poco importa quale artista venga chiamato, quando basterebbe concentrare tutto in un’unica soluzione per creare vera partecipazione». Una scelta che, a detta dei contestatori, contrasta con quanto fatto da molte altre città, sia italiane che isolane, che hanno puntato su eventi centralizzati ottenendo risultati decisamente migliori.
Tra le voci più amare c’è quella di Stefano Pisano, che affida il suo sfogo a parole dure:
«Era prevedibile un epilogo del genere. Si sono spesi soldi pubblici per un evento che ha lasciato tutti delusi. Con quelle risorse sarebbe stato meglio abbassare le tasse: avrebbe avuto molto più senso e, soprattutto, più consenso».
Il bilancio, per molti, è impietoso: un Capodanno giudicato spento, poco attrattivo e costoso, che apre ora una riflessione più ampia sull’utilizzo dei fondi pubblici e sulla distanza tra le scelte politiche e le reali aspettative della popolazione. Una distanza che, dopo questa notte di festa mancata, appare ancora più evidente.











