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Capo Frasca: ‘Non bruciamoci il futuro’ ci sarà

di Redazione Cagliari Online
22 Giugno 2017
in oristano, sardegna

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In occasione della manifestazione del 13 settembre a Capo Frasca, il Coordinamento Sardo Non Bruciamoci il Futuro – Comitati Sardi InRete danno la loro adesione, con il seguente comunicato:

I comitati territoriali e le associazioni che chiedono lo stop immediato alla realizzazione di tutti i nuovi impianti per la produzione di energia da combustione e da rinnovabili non vincolate all’autoconsumo, degli impianti di incenerimento dei rifiuti o del potenziamento di quelli esistenti aderiscono alla MANIFESTADA NATZIONALE CONTRA A S’OCUPATZIONE MILITARE indetta per il 13 settembre a Capo Frasca. Nell’ambito del percorso intrapreso, i comitati ritengono doveroso e necessario esprimere la propria ferma opposizione e il proprio dissenso rispetto all’insistere sul territorio sardo delle servitù militari, dei poligoni e degli apparati industriali di natura sia civile sia militare fra loro connessi presenti in queste aree. I comitati vedono infatti numerose analogie tra la lotta contro l’apparato militare-industriale da una parte e l’opposizione all’odierno tentativo di trasformare la Sardegna in una piattaforma energetica per lo sviluppo della penisola, cui si collega il tentativo di reindustrializzare le aree industriali contaminate eludendo le bonifiche. In entrambi i casi, infatti, si tratta di contrastare interessi estranei alle popolazioni dei territori coinvolti e di tutta l’isola.
No, dunque, a poligoni, esercitazioni e alle sperimentazioni per collaudi civili e militari nei centri di sperimentazione di nuovi materiali e tecnologie, per le stesse ragioni per cui i comitati si oppongono alla speculazione energetica e alla reindustrializzazione delle aree contaminate.
Sia che si parli di servitù, poligoni militari e sperimentazioni per collaudi civili sia che si affronti il problema delle servitù industriali senza stellette ovvero di un sistema produttivo energivoro, le comunità vengono espropriate del proprio territorio e più in generale della possibilità di attivare nuove e più sostenibili linee di sviluppo. In entrambi i contesti, si assiste inoltre alla deliberata marginalizzazione di un settore produttivo oggi centrale (quello agricolo) e all’aggravio delle condizioni ambientali e sanitarie.
Per questo i comitati pretendono immediate bonifiche e la restituzione alle comunità della terra che appartiene loro.
I problemi posti dalla liberazione e dal risanamento dei territori dalle servitù con o senza stellette sono poi resi ancora più urgenti dalla volontà di proseguire il furto del territorio manifestata a suon di decreti dal governo italiano (molti dei quali già convertiti in legge), e di riforme costituzionali. Si è incominciato col decreto Destinazione Italia, che ha di fatto dispensato i grandi inquinatori dagli obblighi di bonifica, promosso gli accordi di programma per la reindustrializzazione delle aree contaminate e scippato la Regione della competenza in materia di geotermia, dando a quest’ultima la possibilità di perseguire lo scellerato progetto della cattura e dello stoccaggio della Co2 e la possibilità di realizzare un’altra megacentrale a carbone nel Sulcis. Si è poi andati avanti con il Dl Competitività, che ha provveduto ad innalzare le soglie d’inquinamento per raffinerie, centrali, acciaierie e poligoni, annullando le operazioni di bonifica. Più recente, invece, è il cosiddetto Sblocca Italia che riconosce carattere strategico (il lessico, si noti, è lo stesso usato per basi ed esercitazioni) ovvero di necessarietà, urgenza e indifferibilità alla coltivazione e all’estrazione di idrocarburi.
Non siamo più disposti a continuare ad accettare una politica dissennata come quella di questi decenni, quella che ha permesso di avere oggi in Sardegna 445.000 ettari di siti inquinati da attività industriali e altri 30.000 tra poligoni e servitù militari, decine di migliaia di disoccupati e un processo di spopolamento pressoché ininterrotto proprio a partire dal varo dei due piani di Rinascita.. Ci opponiamo a una classe politica senza strada e senza visione, che ha precipitato un’intera società nella miseria materiale e culturale. Per tutti questi motivi, i comitati aderiscono alla manifestazione del 13 settembre a Capo Frasca.

Coordinamento Sardo Non Bruciamoci il Futuro
Comitati Sardi InRete

Tags: capo frascamanifestazioneNon bruciamoci il futuro
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