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Cantiere Sabin, il tesoro di ricordi della fanciullezza

di Redazione Cagliari Online
14 Gennaio 2018
in cultura

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Cantiere Sabin, il tesoro di ricordi della fanciullezza

di Giulio Neri

“Giochi, giocattoli e giorni lontani” è una selezione di racconti brevi composti nell’ambito del Cantiere Sabin, il Corso di Scrittura Creativa tenuto da Giorgio Binnella presso l’Accademia d’Arte Santa Caterina. I lavori, pervenuti in forma anonima alla casa editrice AmicoLibro di Capoterra, sono stati valutati e scelti da Carmen Salis e Roberto Sanna. Ne è risultata un’antologia in cui quattordici autori si confrontano sui temi dell’infanzia, dei giocattoli e degli intrattenimenti di una volta.

 Franca Susi Farris rievoca la lippa (mazzuccheddu o cili mele), ma dà anche risalto al gioco come rituale d’appartenenza alla comunità: la raccolta di erbe magiche e il falò nella notte di San Giovanni diventano una sorta di iniziazione. C’è nostalgia per la spensieratezza dell’età, ma i ricordi talvolta sono spiacevoli, e così i regali che si hanno ricevuti. Antonella Caddeu ne riporta due, opposti: una bambola in passeggino, sgradita e simbolicamente legata alla partenza per la colonia estiva; e l’amatissimo Cicciobello, poi ceduto in uno slancio di generosità a una nipotina vandala che lo ridurrà in pezzi. 

I giocattoli possono rivelarsi maligni, come il burattino di Marco Lodde che – parentesi horror – istiga i papà a gettare i figli nella caldaia. Gli stessi bambini di Marianna Meles sono attratti da s’ainu orriadore, l’asino in cui si cela «il Satanasso», e quando si danno appuntamento a Funtana betza temono, ma al tempo stesso agognano, di imbattersi in quel raglio. Riccardo Montanaro ripropone i salti della campana (o pincaro), ma anche un cavallo a dondolo classico, fabbricato da un nonno che non può fermare il Tempo ormai al galoppo.

 C’è un’evoluzione dei giochi e dei giocattoli, ma i sentimenti dei bambini paiono immutabili. In Elisa Bassani il vero regalo non sono i Pokémon, ma i genitori sorridenti e complici che osservano la vetrina prima di acquistarli. Una scoperta analoga a quella di Daniela Vargiu, con i pattini di Babbo Natale: la magia è interna alla famiglia, non in una slitta trainata da renne. Micol Maltesi, con la scimmia di pezza senza un occhio, realizza un apologo sulla diversità e bandisce dal vocabolario la parola «storpio». Valeria Murtas, invece, descrive con ironia il dramma dei pupazzi odierni, costretti a una mesta rappresentazione degli stenti familiari. Il realismo dei più piccoli riserva grandi sorprese, e curiosità: la gita al mare di Fleanna Lai è incentrata sull’equivoco-Iodio, personaggio da spiaggia. C’è spazio anche la saggezza popolare, come nella novella di Cristiana Mameli, in cui da is contus de sa forredda si materializza «Sa famini», spiritello che punisce gli sprechi e l’onta del pane gettato per terra.

 Il messaggio implicito dell’antologia è il recupero della fanciullezza come sguardo, inclinazione al gioco che può salvare dai vizi distruttivi degli adulti o dall’aridità imposta della carriera: accade con la briscola nel racconto di Stefania Sisti, o in quello di Claudia Pili, quando la cinica protagonista ritrova l’immediata purezza di un’amicizia giovanile: non è mai troppo tardi per credere negli affetti più sinceri.

 In fondo, il baluardo della giovinezza è l’immaginazione, che talvolta sembra confliggere, e soccombere, con una tecnologia sempre più invasiva. Un’evenienza scongiurata da Carola Atzori, per mezzo di giochi futuribili che integrano robot e processori. Tutta la speranza e nei bambini, grandi e piccoli, e nella capacità di riconoscere che quello dentro la biglia è «uno spicchio d’arcobaleno».

 Il calendario delle presentazioni di “Giochi, giocattoli e giorni lontani” è ricchissimo. Ieri a Cagliari, presso la Libreria Muscas di Via Sonnino 122, con relatrice Carmen Salis; sabato 3 febbraio a Monserrato, a cura dell’associazione Pauly Onlus, in Via del Redentore 216; il 10 febbraio a Capoterra, presso Casa Melis, con il coordinamento di Roberta Marcis.

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