Cagliari, 500 prof in piazza: “Dal Governo elemosina di 50 euro, saremo sempre più poveri”

Centinaia di docenti, armati di fischietti e bandiere dei sindacati, protestano sotto la Regione: “Ci sono ancora troppi precari, vogliamo urlare che siamo i meno pagati in Europa e in Italia. Le risorse non bastano e a 50 anni tanti di noi sono ancora precari”. GUARDATE il VIDEO

Una scuola “martoriata e umiliata”, partendo dai “professori” sino ad arrivare al personale scolastico e agli studenti. Soldi in più? “Troppo pochi, avevamo chiesto un aumento di almeno 200 euro e ce ne hanno dato solo cinquanta”. E, dietro le cattedre degli istituti di Cagliari e provincia, tanti prof sono “ancora precari dopo molti anni di gavetta”. Eccole, le motivazioni principali che hanno portato cinquecento docenti a scioperare e protestare sotto la Regione, in viale Trento a Cagliari. Supportati da Cgil, Cisl, Uil, Snal e Gilda, sono rimasti per più di tre ore tra il prato davanti al palazzo e il marciapiede, scandendo slogan e urlando tutta la loro rabbia: “Siamo tutti insieme per protestare perchè vogliamo un’equità retributiva. Dopo sei mesi dall’ultima protesta siamo ancora relegati in un parcheggio, il nostro stipendio non solo è il più basso d’Europa ma anche nel pubblico impiego italiano. Siamo sommersi di oneri, dobbiamo programmare e valutare il doppio con lo stress della didattica a distanza e mista”, spiega Gianfranco Meloni, prof e iscritto alla Gilda, “le imprese prendono soldi in più, ma la salute e l’istruzione non ha visto un euro, intanto finanziamo la guerra. Vogliamo testimoniare che siamo insegnanti che vogliono bene agli studenti. Vogliamo bloccare gli scrutini”.
“Siamo stati scavalcati da tutti, hanno deciso per noi scavalcando il Parlamento. Dobbiamo battagliare contro una riforma scolastica che ci vedrà sempre più poveri e maltrattati”, aggiunge Maria Domenica Di Patre, della Gilda. E tanti altri prof si sono alternati ai microfoni: “Dal Governo appena 50 euro, è un’elemosina e un aumento inutile, insufficiente, con il costo di tutti i prodotti aumentati, partendo dal pane e dalla pasta”, osserva Antonello D’Amico, insegnante di sostegno che, solo dopo tanti anni di gavetta “tra Oristano e Nuoro” è riuscito a entrare di ruolo, ma senza mai trovare una cattedra sicura nella sua città, Cagliari: “Sono dovuto andare sino a San Gavino Monreale. Tanti miei colleghi sono precari e devono attendere, dopo l’esame, almeno cinque anni senza nessun aumento di stipendio, prima di sperare di essere assunti”.


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