Cagliari, l’ira dei baristi di Brotzu e Oncologico: “Siamo alla fame, la cassa integrazione non ci basta”

I due locali chiusi da mesi, 20 lavoratori al palo. Maxi protesta: “Tutti i bar hanno riaperto, noi no, assurdo: con 400 euro al mese non si vive, vogliamo lavorare”. GUARDATE le VIDEO INTERVISTE

Sono fermi da novembre e il perché, a quanto pare, non lo sanno nemmeno loro. Sono i baristi dei bar di due grossi ospedali sardi, entrambi di Cagliari: il Brotzu e l’Oncologico. Da 4 mesi, ormai, sono a casa, tutti in cassa integrazione. E chiedono a gran voce di poter riparitre: tra loro c’è chi racconta che “con 400 euro al mese di cassa integrazione non si può vivere” e chi, più fortunato, ne riceve settecento ma è stato costretto, a trentasei anni, a farsi “aiutare e mantenere dai genitori”. La loro società, l’Artemis srl, “non fornisce nessuna risposta da mesi. Non sappiamo perché, mentre tutti gli altri bar stanno lavorando, anche quelli negli altri ospedali, al Brotzu e all’Oncologico sia tutto fermo”, spiega Silvia Dessì della Uiltucs.
I lavoratori delle due caffetterie si sono dati appuntamento per una maxi protesta fuori dall’ospedale Brotzu: “I lavoratori sono ancora in attesa del Fis di luglio, agosto e settembre. Hanno poi avuto ottobre e novembre e sono in attesa di percepire dicembre. La cassa integrazione è insufficiente, sono lavoratori alla fame”. 


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