Cagliari, le lacrime di gioia di Katiuscia Usai: “Un operaio mi ha ospitata a casa sua”

La storia della 41enne pubblicata da Casteddu Online, “malata e senza un tetto, ho perso la mia dignità” ha colpito un 47enne di Pirri che si è offerto di ospitarla: “È venuto e mi ha rassicurata, grazie a lui io e il mio cagnolone non viviamo più in mezzo ad una strada. Spero sia l’inizio verso una vita più dignitosa”

Il lieto fine vero e proprio, quella “vita migliore e dignitosa” che ha auspicato, deve ancora arrivare. Nell’attesa, però, c’è spazio per un piacevole “intermezzo”. Katiuscia Usai, la quarantunenne cagliaritana che è finita a dormire nelle scale del retro del palazzo di Giustizia in piazza Repubblica a Cagliari, ha di nuovo un tetto sopra la testa. Insieme al suo fido cagnolone Pablo è stata “soccorsa” da quello che lei definisce come un “angelo”. Prima, però, è utile ricordare la storia della Usai: disoccupata da due anni, “malata di endometriosi, motivo per il quale ho dovuto lasciare il mio ultimo lavoro, mi sentivo sempre più debole”, è finita a vivere in una struttura che ospita senzatetto, sempre nel capoluogo sardo. Sino a dieci giorni fa: “fatale”, come lei stessa ha raccontato nella video intervista rilasciata a Casteddu Online, “un diverbio avuto con un altro ospite. Mi hanno sbattuta in mezzo alla strada”, e quella strada sarebbe rimasta la sua non-casa sino a stasera alle diciotto. Assistenti sociali? Quella che ha seguito la 41enne per anni “è andata in pensione, quella nuova non l’ho conosciuta. Spero che anche loro facciano davvero qualcosa per me”. E la vera svolta è arrivata dopo l’intervista fatta sul nostro giornale.

 

E, tornando all'”angelo” del quale parla Katiuscia: “Ieri, verso le otto del mattino, è venuto a trovarmi un signore”. L’uomo, un 47enne libero imprenditore che vive a Pirri, preferisce non apparire “per motivi di privacy”. Una scelta, se non capibile, almeno condivisibile: la beneficenza, se si fa, si fa in silenzio. “Mi ha prima rassicurata, dicendomi di aver letto l’articolo su Casteddu Online, e poi mi ha detto di essere disposto a offrirmi un alloggio sin quando ne avrò bisogno, senza volere nulla in cambio”, afferma la Usai. E lei, dopo essere scoppiata in un pianto liberatorio, ha raccattato i pochi oggetti che si era portata nella sua “trasferta all’addiaccio” inaspettata, ha preso in mano il guinzaglio, l’ha fissato attorno al collo del suo Pablo ed è andata verso una nuova avventura. Forse, il viaggio alla conquista della “vita serena e normale”, per Katiuscia Usai, ha già segnato una prima tappa. Sarà solo il tempo, e gli eventi, a dirlo.