La sentenza, arrivata dopo un lungo e complesso processo, mette in luce le terribili condizioni a cui è stato sottoposto l’uomo, anche a causa delle condotte di altri coinvolti. Secondo quanto ricostruito, l’imputato Dessì ha esercitato un vero e proprio regime di schiavitù, costringendo il pastore a svolgere attività umili, senza limiti di orario, in condizioni disumane, e sottoponendolo a continue violenze fisiche e psicologiche. La vittima, che presentava evidenti segni di ustioni di secondo e terzo grado e deformazioni permanenti del volto, è stata brutalmente percossa con strumenti agricoli e bruciata con il cannello, subendo traumatiche conseguenze permanenti.
La sentenza sottolinea che le condotte di Dessì, protrattesi dal dicembre 2022 all’autunno 2023, hanno configurato i reati di tortura e riduzione in schiavitù, con modalità particolarmente cruente e reiterate. Sono state inoltre riconosciute aggravanti per le gravissime lesioni e per le condizioni di vulnerabilità dell’uomo, affetto da un’insufficienza mentale di grado medio.
Il Tribunale ha condannato Dessì a 14 anni di reclusione, con una serie di pene accessorie, e ha riconosciuto la recidiva specifica, reiterata infraquinquennale. Sono state inoltre condannate Valentina Littera a quattro anni di reclusione per concorso morale, mentre per le altre imputazioni si è pronunciata un’assoluzione.
L’avvocato Anna Maria Busia ha assistito con grande determinazione la parte civile, portando avanti le istanze di giustizia e supportando la vittima in ogni fase del procedimento. La sua opera ha contribuito significativamente a far emergere tutta la gravità della vicenda e ad ottenere un deciso intervento penale.
La vicenda, che ha suscitato sdegno e commozione tra la comunità sarda, evidenzia la gravità di episodi di sfruttamento e violenza nei contesti lavorativi e familiari, e rappresenta un importante esempio di come la giustizia abbia voluto fare luce e dare giustizia a una delle vittime.
Il risultato del processo rappresenta un monito forte contro qualsiasi forma di violenza e sfruttamento, e il Tribunale di Cagliari ha ribadito il valore della tutela dei diritti umani, condannando duramente le condotte di chi si macchia di simili orrori.











