Il resto delle risorse arriva da capitali privati, finanziamenti bancari e obbligazioni di progetto. L’obiettivo dichiarato è uno: costruire uno stadio capace di reggersi da solo nel tempo, senza pesare ulteriormente sulle casse pubbliche.
I ricavi previsti
Il cuore del progetto è proprio questo: non solo calcio. Il nuovo impianto, da oltre 30 mila posti, è pensato come una macchina economica attiva sette giorni su sette. Accanto alle partite, ci saranno concerti, eventi, congressi, spazi commerciali, un hotel da 126 camere e un grande centro benessere che si ispirerà a una sorta di “filosofia nuragica”.
A regime, il sistema stadio dovrebbe generare ricavi annui vicini ai 16 milioni di euro. Le principali entrate arrivano dagli affitti degli spazi commerciali, dal canone pagato dal Cagliari Calcio per l’utilizzo dell’impianto, dai naming rights (già legati al marchio Unipol), dagli eventi extra sportivi, dai congressi e dall’hotel integrato nella struttura. Anche i parcheggi fanno parte del modello di business.
Già nel primo anno di attività, i ricavi stimati superano gli 11 milioni di euro, con una crescita progressiva nei successivi cinque anni.
Ricadute economiche e occupazione
Oltre ai numeri, il progetto punta sulle ricadute economiche. Durante i circa 40 mesi di lavori, il cantiere coinvolgerà imprese e manodopera, mentre nella fase operativa lo stadio genererà occupazione diretta e indiretta: personale per eventi, turismo, servizi, manutenzione e gestione.
L’idea è quella di trasformare lo stadio in un polo urbano capace di attrarre flussi, aumentare la visibilità del Cagliari Calcio e rafforzare il brand della città, con benefici su commercio, turismo e indotto.