Cagliari, il must delle mascherine: su tutti vince il fenicottero, simbolo della città

L’opinione di Gianfranco Carboni: “Sospendiamo il giudizio di carattere protettivo e di barriera anti virus, è ovvio che sia diventato il must del 2020, noi avremmo un simbolo indelebile lo stemma dei quattro mori ma la libertà e l’eleganza inducono a suggerire come “must the must” il fenicottero rosa, l’abitante delle nostre lagune”

Piccoli atti tendenti alla sdrammatizzazione. Ognuno dice la sua, su ogni tema ed il tema delle mascherine colorate o disegnate, simboli di teschi, fiori, etc., di tutto di più. Siamo diventati esperti di codici prodotto e di impiego: FFP, 1, 2, 3, antipolvere, a carboni attivi, doppi filtri, ospedaliere sono entrati nelle conoscenze dei cittadini. Se si volesse entrare nel dibattito, sulla opportunità di utilizzare o meno i guanti e le mascherine, non troveremmo due esperti che concordano sulle modalità e sui luoghi obbligatori di utilizzo.

Sospendiamo il giudizio di carattere protettivo e di barriera anti virus, è ovvio che sia diventato il must del 2020, noi avremmo un simbolo indelebile lo stemma dei quattro mori ma la libertà e l’eleganza inducono a suggerire come “must the must” il fenicottero rosa, l’abitante delle nostre lagune. A parte le battute e le critiche, pro e contro il personalizzare è diventato un modo come un altro per sdrammatizzare una situazione incomprensibile e  inconcepibile solo tre mesi orsono. Non fa male, può essere “figo” griffarle ma una volta tanto accettiamo lo snobismo. Una mascherina ha il sapore di oggetto “personalizzato atto a sdrammatizzare”, per cui l’uso con immagini è: visto, approvato e sottoscritto.

Gianfranco Carboni


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