Cagliari, Eleonora lascia la casa in centro per gli affitti e la Tari troppo alta: “Vado via da residente, ma resto alla Marina. Il Comune valorizzi gli artigiani”
Laureata in geologia, da 18 anni realizza gioielli con pietre naturali unendo conoscenza scientifica, artigianato e spiritualità. Ora lascerà il bivano di piazza Yenne: “Pagavo 650 euro, sarebbe diventato 1000 euro più condominio e utenze. Cagliari è cambiata, non faccio più le passeggiate di una volta”. E chiede al Comune più sostegno per gli artigiani e per mantenere vivi i negozi storici
Lascerà Cagliari come residente, ma non Cagliari come luogo del suo lavoro. È una scelta che racconta molto più di un semplice cambio di casa quella di Eleonora Spiga, artigiana cagliaritana di quarant’anni, laureata in geologia e da 18 anni impegnata nella creazione di gioielli e oggetti con pietre naturali. Il suo negozio resterà nel quartiere Marina. La sua casa, invece, no. Dopo otto anni vissuti in un bivano in piazza Yenne, Eleonora ha deciso di interrompere l’affitto. Una scelta maturata davanti a costi diventati spropositati e a una qualità della vita che non sente più quella di qualche anno fa.
“Pagavo 650 euro, sarebbe diventato 850”, racconta. Una cifra alla quale aggiungere condominio, utenze e Tari, che in centro è molto alta, arrivando facilmente a una spesa che sfiora i mille euro al mese. Per un’abitazione nel cuore di Cagliari, ma anche in un contesto che Eleonora oggi non considera più ideale come lo era otto anni fa. “Quando sono arrivata, Cagliari aveva un’energia diversa. La passeggiata di sera a Castello era godibile e tranquilla. Adesso, dopo otto anni, trovo diversa sia la Marina, dove ho il negozio, sia Stampace. Non passeggio più serenamente, ci sono meno controlli, ed è un po’ più sporca”.
È soprattutto il rapporto con la città ad essere cambiato. Eleonora racconta di aver amato per anni la possibilità di uscire dal negozio, attraversare il centro, arrivare verso Castello e godersi Cagliari anche nelle ore serali. Oggi quella libertà non la sente più allo stesso modo.
Non è soltanto una questione economica, quindi. Il costo della casa è diventato il punto di partenza di una riflessione più ampia sul modo di vivere. Per Eleonora, spendere una parte così importante delle proprie entrate per mantenere una casa in centro significa avere meno possibilità di investire nel proprio lavoro (per il quale paga già un affitto), nello studio, nei viaggi e soprattutto nel proprio tempo. “Se la nostra vita è soltanto di corsa a causa del fatto che dobbiamo pagare un affitto, un altro affitto, tutte le tasse, non riusciamo a crescere anche come identità di persone, spiritualmente, come uno desidera crescere. È sempre una rincorsa”.
La storia professionale di Eleonora è particolare. Dopo la laurea in geologia e un’esperienza lavorativa anche col ramo degli ingegneri, ha capito che quella non era la sua strada. Ha scelto l’artigianato, senza però abbandonare le conoscenze scientifiche acquisite negli studi. “Volevo lavorare con l’artigianato, utilizzare tutta la mia conoscenza scientifica e unirla alla parte artigianale”. Da qui è nato il suo percorso nella lavorazione delle pietre naturali. Nel corso degli anni ha poi affiancato alla conoscenza geologica anche una dimensione spirituale, sviluppando un modo personale di raccontare e utilizzare le pietre.
Tra i progetti che vorrebbe portare avanti c’è anche “GeoSalute”, un percorso nel quale vorrebbe mettere in dialogo conoscenza scientifica, mondo delle pietre e dimensione spirituale, affrontando anche il tema dei possibili benefici e dei limiti attribuiti alle pietre.
La decisione di lasciare la casa non significa però abbandonare il quartiere nel quale Eleonora lavora da anni. Anzi, è proprio dalla Marina che arriva un altro dei suoi appelli.
Secondo l’artigiana, il quartiere avrebbe bisogno di tornare ad avere una maggiore presenza di piccoli negozi, botteghe e attività artigianali. Una volta, racconta, c’erano più occasioni per vivere le strade anche oltre il normale orario commerciale. “Si facevano eventi per le vie e per i negozi, il giovedì sera, la Notte colorata, con i negozi aperti fino a mezzanotte”. Oggi, invece, percepisce una situazione diversa: meno eventi, meno occasioni di incontro e numerose chiusure di attività. Per questo chiede all’amministrazione comunale di intervenire soprattutto sul fronte della valorizzazione del commercio di vicinato e dell’artigianato.
“L’artigianato non deve morire”, è il concetto che ripete durante la conversazione. E secondo Eleonora ci sono giovani interessati ad aprire piccole attività artigianali, ma servirebbero incentivi e condizioni che permettano loro di provarci. Non solo aiuti per chi vuole iniziare, ma anche sostegno alle attività che già resistono, affinché possano organizzare iniziative, serate, eventi e aperture straordinarie.
L’anno scorso Eleonora e altri operatori del quartiere hanno organizzato una sfilata con l’obiettivo di riportare persone nelle strade e accendere nuovamente i riflettori sulle attività. Un’iniziativa nata dal basso, con l’aiuto di chi ha creduto nel progetto e ha messo a disposizione le proprie risorse.
E l’intenzione è quella di ripetere l’esperienza. Si sta valutando una nuova sfilata per il 5 ottobre, questa volta cercando anche un maggiore sostegno. L’obiettivo è semplice: fare in modo che una persona possa passeggiare per la Marina e scoprire che dietro le vetrine ci sono ancora artigiani, piccoli commercianti, persone che producono e creano. È anche una battaglia culturale quella che Eleonora vorrebbe portare avanti. Perché un prodotto artigianale non può essere confrontato soltanto con ciò che si trova online a un prezzo più basso. Dietro un gioiello, spiega, ci sono la conoscenza, il tempo, la manualità, la ricerca dei materiali e il rapporto diretto con chi lo realizza. “Parliamo di valore umano”, sottolinea. Ed è proprio questo, secondo lei, che Cagliari dovrebbe tornare a valorizzare: le botteghe, gli artigiani, i piccoli negozi e quelle relazioni personali che rendono vivo un quartiere. “È nell’interesse del Comune che la città resti viva, che i negozi restino aperti, che ci sia un’energia”. Eleonora non si definisce una persona esperta di politica o di amministrazione. Ma da cittadina e da artigiana vede una possibile strada: incentivare le nuove aperture, aiutare quelle esistenti, finanziare gli eventi e far conoscere il lavoro che viene realizzato nelle piccole botteghe.
Nella foto pubblicata sul suo profilo fb, Eleonora è felice mentre sceglie di consumare il pasto nel suo laboratorio artigianale piuttosto che nel suo ex appartamento di piazza Yenne. Con l’auspicio che la sua passione e vocazione contagino anche l’amministrazione della città per fare rifiorire insieme il quartiere della Marina.









