Un’altra serranda si abbassa, e con lei un pezzo di identità della città. Dopo quasi dieci anni di attività, il Bistrot 100 si avvia alla chiusura. Non un locale qualunque, ma una realtà costruita con sacrificio, visione e passione, diventata negli anni un punto di riferimento della ristorazione cagliaritana.
Nato nel 2017, cresciuto passo dopo passo, il Bistrot 100 ha raggiunto traguardi che pochi locali indipendenti possono vantare: tra i 100 migliori ristoranti d’Italia, tra i primi 10 in Sardegna, dal 2020 nella guida del Gambero Rosso. Un percorso che dimostra come la qualità, l’impegno e l’anima possano fare la differenza. Eppure sembra che non sia bastato.
La chiusura del Bistrot 100 non è un caso isolato, ma l’ennesimo segnale di un fenomeno che a Cagliari sta diventando sempre più evidente e che Casteddu Online ha già raccontato più volte: mentre aprire un locale di un grande marchio o di una catena nazionale sembra sempre più facile, le piccole realtà indipendenti, quelle costruite sulle persone, sul territorio e sulle relazioni, fanno sempre più fatica a sopravvivere.
Negli ultimi anni il centro città e i quartieri storici si stanno riempiendo di format replicabili, riconoscibili, “sicuri” dal punto di vista commerciale. Locali senza storia, senza radici, spesso uguali a quelli che si trovano in qualsiasi altra città italiana. Parallelamente, chi prova a portare avanti un progetto personale, autentico, artigianale, si scontra ogni giorno con costi insostenibili, burocrazia, affitti elevati e una concorrenza sempre più sbilanciata.
Il Bistrot 100 era l’esatto opposto di tutto questo. Era fatto di tavoli condivisi, clienti abituali, famiglie della domenica, relazioni che andavano oltre il semplice servizio. Un luogo dove non si consumava soltanto un pasto, ma si costruiva una comunità.
“Più di ogni riconoscimento, resteranno le persone”, scrivono i titolari nel loro messaggio di saluto. Ed è forse questa la parte più amara della storia: a chiudere non sono locali vuoti, ma luoghi vivi, pieni, amati, riconosciuti anche fuori dall’isola.
Il Bistrot 100 resterà aperto fino al 15 febbraio, per salutare chi in questi anni ne ha fatto parte. Non un addio, ma un grazie. Tuttavia la domanda resta, e riguarda tutta la città: che Cagliari vogliamo diventare? Una vetrina di marchi o una città capace di proteggere e valorizzare chi crea qualcosa di unico?
Ogni locale indipendente che chiude lascia uno spazio fisico, ma soprattutto un vuoto culturale e umano. E mentre nuove insegne continuano ad accendersi con facilità, il rischio è che Cagliari perda lentamente ciò che la rende davvero riconibile: la sua anima.










