Cagliari, 88enne prigioniera in casa: “Da dieci giorni attendo l’esito del tampone”

Positiva? Forse. L’incubo che vive Franca Tronci è pazzesco: “Tampone negativo nonostante la febbre, il medico mi ha comunque segnalata all’Ats per un nuovo test. Sto bene ma non posso uscire, nessuno mi aiuta: ho chiamato il numero verde e mi hanno detto di farmi aiutare dalla Protezione Civile: sto impazzendo, sono disperata”.

Blindata, prigioniera in casa da dieci giorni, senza la sicurezza di essere positiva e reduce, lo scorso marzo, da una battaglia vinta contro il virus che l’ha portata, appena ha potuto, a vaccinarsi. Franca Tronci, 88 anni, residente a Cagliari, dallo scorso nove settembre passa le giornate a guardare le pareti della sua abitazione di via Monte Grappa. Attende l’esito del tampone per poter tornare alla vita normale, ma le ore passano e il telefono non squilla mai. Il suo incubo inizia il cinque settembre: “Stavo male, febbre a trentotto. Mio figlio corre in farmacia e acquista un tampone rapido. Risultato? Negativo”. Ma febbre e stanchezza non passano: “Ho preso tachipirina su consiglio della guardia medica, la febbre è passata ma ero ancora molto spossata. Mio figlio ha insistito per farmi un altro tampone”, racconta l’anziana. Ed è a quel punto che entra in scena “il mio medico di famiglia. Ha sconsigliato il tampone casalingo e mi ha subito segnalata all’Ats. Il nove settembre sono andata in via Romagna, alla Cittadella della salute, e ho fatto il tampone”.
Da quel giorno, il silenzio: “Non mi hanno mai contattata per farmi sapere l’esito del test. Ho telefonato tre volte e mi hanno semplicemente risposto che c’è da attendere è che, se ne ho bisogno, posso chiamare la Protezione Civile per ricevere la spesa a casa”, prosegue, dalla sua prigione casalinga, Franca Tronci. “Non scherziamo, non ho bisogno di cibo, ho buone scorte nella dispensa. Ho bisogno di sapere se sono positiva o negativa, sennò non posso eventualmente uscire di casa perché rischio di essere multata. Non ho contatti con nessuno, trascorro le giornate tra cucina, tv e letto in attesa che l’Ats mi contatti. Dopo dieci giorni sto iniziando a impazzire, liberatemi da questa folle prigione”.


In questo articolo: