L’ARNAS G. Brotzu segna una pagina storica per la sanità sarda: per la prima volta nell’Isola è stato realizzato un prelievo multiorgano da donatore a cuore fermo. L’intervento, eseguito il 16 gennaio, ha consentito il prelievo di cuore, polmoni, fegato e reni, successivamente trapiantati con esito positivo nei centri riceventi.
Si tratta di un traguardo di grande rilievo per l’attività trapiantologica regionale, frutto di un’organizzazione complessa e di un lavoro sinergico che ha coinvolto numerose professionalità e strutture aziendali, oltre alle équipe provenienti da altre regioni.
La donazione a cuore fermo, tecnicamente definita Donation after Circulatory Death (DCD), si distingue dalla donazione da morte encefalica. In quest’ultimo caso, la morte viene accertata secondo criteri neurologici, in presenza di attività cardiaca mantenuta artificialmente. Nella DCD, invece, il decesso viene dichiarato a seguito dell’arresto irreversibile della circolazione sanguigna, secondo tempi e procedure rigorosamente regolamentati. Una modalità che richiede protocolli specifici, tempistiche estremamente precise e un coordinamento ancora più articolato tra le diverse discipline coinvolte, per garantire qualità e sicurezza degli organi destinati al trapianto.
Determinante è stato il contributo delle strutture coinvolte nelle attività di procurement e prelievo: Anestesia e Rianimazione, Cardiochirurgia, Cardioanestesia, Medicina Legale, Laboratorio Analisi, Centro Immunoematologia e Trasfusionale e Anatomia Patologica, insieme al Coordinatore locale trapianti e al Coordinatore regionale del Centro Regionale Trapianti della Sardegna. Fondamentale anche l’apporto delle professioni sanitarie – infermieri, tecnici e operatori socio-sanitari – che hanno operato in stretta integrazione con i medici specialisti in ogni fase del percorso, dalla gestione clinica del donatore alle procedure di prelievo e conservazione degli organi.
Decisiva, inoltre, la collaborazione con le équipe provenienti da Bergamo, Bologna e Bari, in un lavoro interregionale caratterizzato da coordinamento continuo, condivisione di competenze e integrazione operativa. Senza questa cooperazione multiprofessionale non sarebbe stato possibile portare a termine con successo un intervento di tale complessità.
Un ringraziamento particolare è stato rivolto alla famiglia della donatrice, che ha confermato la volontà espressa in vita dalla propria congiunta, permettendo che un gesto di solidarietà si trasformasse in nuove opportunità di cura per più pazienti in attesa di trapianto.
Dall’avvio di questa attività, nel giugno 2025, l’Azienda ha registrato cinque donazioni da cuore fermo per un totale di 13 organi prelevati e trapiantati. Nello stesso periodo sono stati avviati in ARNAS i primi prelievi e trapianti di rene da donatori a cuore fermo. L’équipe cardiochirurgica aziendale ha inoltre effettuato, presso la ASL di Sassari, ulteriori due donazioni, confermando la capacità di operare anche in contesti extra-aziendali.
Il Coordinatore locale trapianti, Antonio Manti, ha sottolineato come la donazione a cuore fermo rappresenti non solo un’evoluzione tecnica e organizzativa, ma soprattutto una possibilità in più per chi è in attesa di una chiamata che può cambiare la vita. Parole condivise anche dal Direttore generale dell’Azienda, che ha evidenziato come l’attività trapiantologica costituisca una responsabilità e al tempo stesso una missione strategica per l’intero sistema sanitario regionale, rafforzando il ruolo dell’ospedale come punto di riferimento per la Sardegna e offrendo ai cittadini risposte di alto livello senza la necessità di ricorrere a strutture fuori dall’Isola.
Un risultato che consolida il percorso di crescita della sanità sarda nel campo dei trapianti e apre nuove prospettive per i pazienti in lista d’attesa.












