A Pirri il Carnevale arriva sabato: protagonista la maschera “is tiàulus”

Diavoletti maligni e pestiferi che danzano rapiti intorno al rogo di su Rei Cancioffàli. Colori, suoni, allegria, entusiasmo protagonisti all’Exmè fondazione Domus de Luna

Colori, suoni, allegria, entusiasmo, questo è l’Exmè fondazione Domus de Luna mentre fervono i preparativi per il Carnevale.
Il Carnevale è questo e oltre: è appartenenza alla terra, è mistero, è magia. Per noi sardi è davvero qualche cosa di diverso, direi di arcaico, viscerale e identitario, quasi un richiamo di un mondo misterioso, fatto di riti, simboli, che sprigiona in tutta la sua forza, manifestandosi, in particolare in questo periodo dell’anno. Infine è un passaggio, con la sua finzione apotropaica, ovvero di esorcizzare l’anno appena trascorso con le sue difficoltà e amarezze che si compie uguale nei secoli, ci prepara a superare l’inverno interiore verso una primavera di emozioni, di rinascita, di vita. Ed ecco ora il carnevale cagliaritano… Ripristinato dopo alcuni anni di stop. Ed è una meravigliosa scoperta anche per me oramai cittadina da oltre vent’anni di questa splendida città.

Ne leggo le antiche tradizioni e significati. Innanzitutto le maschere caratteristiche che raccontano qualcosa di più di Cagliari città e ancora oggi fanno parte del quotidiano, come sa panettèra “la panettiera”, su caddemis il mendicante che chiede l’elemosina; sa fiùda, la vedova inconsolabile; su sabattèri, il ciabattino che simboleggia i lavori più umili; sa dida, la balia. E sa ratantina è il simbolo che forse più lo caratterizza: è un ritmo coinvolgente che accompagna il corteo, composto prevalentemente da tamburi, che rappresenta quasi fosse una iniziazione, l’invito ad unirsi nella danza e a lasciarsi coinvolgere dalla musica delle caratteristiche percussioni, quasi a lasciarsi andare e a godere dei vizi, prima di ritirarsi nell’austerità della Quaresima. E mi raccontano che il nome deriva dal rombante TAN TAN ripetuto dei tamburi genera un melodioso ratantan. Ed eccoci a Pirri, dove si partecipa al Carnevale cagliaritano non solo con una sua giornata (sabato 10 febbraio) ma addirittura con una propria maschera tradizionale, is tiàulus, diavoletti maligni e pestiferi che danzano rapiti intorno al rogo di su Rei Cancioffàli. Colori, suoni, allegria, entusiasmo sono così all’Exmè fondazione Domus de Luna mentre fervono i preparativi per il Carnevale.

Sono coinvolti i ragazzi e bambini del rione e del vicinato di Santa Teresa, le comunità che la fondazione Domus De Luna gestisce, le parrocchie e le associazioni pirresi. La Fondazione, e l’Amministrazione comunale, ha preso a cuore questa manifestazione attribuendogli quel valore sociale e non solo culturale, di aggregazione, partecipazione attiva della comunità, che vuol dire suddivisione di compiti, definizione e condivisione di regole. Osservo i volontari che lavorano con entusiasmo ai preparativi, chi taglia, chi assembla, chi cuce i costumi e gli accessori. Per un attimo giochiamo un po’…. Ma perché il diavolo come maschera a Pirri? Si racconta che per secoli in piazza Italia si giustiziassero i malviventi (da qui “gancio ‘e Pirri?) e vagassero per Porri anime perse (chissà….ogni tanto qualche storia di fantasmi salta fuori…). Cerco i ragazzi che suonano sa ratantina… Eccoli arrivare: stanno provando per le vie della cittadina… mi fermo un po’ in mezzo al gruppo e mi invitano a suonare il tamburo … ne approfitto e come loro sono rapita dal ritmo ….
Che dire di più….. Siamo invitati a partecipare sabato dieci febbraio a Pirri alla sfilata ore 16.30, chi da diavolo da angelo (una variante) se vuole mantenere la tradizione o qualunque altra, purché si faccia festa! “Cambarà cambarà cambarà e maccioni, pisciurrè, sparedda e mumungioni!”

Maria Laura Manca
Vicepresidente della Municipalità di Pirri