«Il Brotzu continua a reggere il sistema mentre la sanità sarda crolla. Le assunzioni di 72 infermieri e 38 OSS sono importanti, ma devono essere a tempo indeterminato» – dichiara Gianfranco Angioni, referente regionale USB Sanità.
“In questi giorni l’ARNAS “G. Brotzu” (Azienda di Rilievo Nazionale ed Alta Specializzazione) di Cagliari è balzata alla cronaca, spesso anche in maniera strumentale, per le numerose dimissioni di personale sanitario, in particolare infermieristico. Un fenomeno grave che, tuttavia, non rappresenta una debolezza dell’ospedale, ma è la conseguenza diretta del collasso dell’intero sistema sanitario regionale.
Il Brotzu, principale ospedale dell’isola e riferimento regionale per la gestione delle emergenze, continua infatti a garantire risposte assistenziali in ogni situazione, spesso supplendo alle chiusure o al forte ridimensionamento di altri ospedali e Pronto Soccorso della Sardegna. Un carico crescente che negli anni ha trasformato il Brotzu nel vero pilastro della sanità pubblica isolana.
Di fronte alla grave carenza di organico, la Direzione Generale ha autorizzato l’assunzione di 72 infermieri e 38 OSS a tempo determinato dalla graduatoria ARES Sardegna, come previsto dalla Deliberazione n. 18 del 23 gennaio 2026.
Dichiara Gianfranco Angioni, Referente Regionale USB Sanità:
«L’elevata adesione alle chiamate a tempo determinato rappresenta un dato significativo: dimostra la solidità, l’affidabilità e l’attrattività del Brotzu, che continua a essere riconosciuto come fiore all’occhiello della sanità sarda, nonostante le condizioni operative sempre più critiche. I professionisti scelgono il Brotzu perché ne riconoscono il valore, la centralità e il ruolo strategico nel sistema sanitario regionale».
«L’elevata adesione alle chiamate a tempo determinato rappresenta un dato significativo: dimostra la solidità, l’affidabilità e l’attrattività del Brotzu, che continua a essere riconosciuto come fiore all’occhiello della sanità sarda, nonostante le condizioni operative sempre più critiche. I professionisti scelgono il Brotzu perché ne riconoscono il valore, la centralità e il ruolo strategico nel sistema sanitario regionale».
Tuttavia, come sottolinea Angioni, queste assunzioni, pur necessarie, non possono essere considerate risolutive, perché rappresentano una soluzione temporanea incapace di affrontare le cause strutturali della crisi del sistema assunzionale regionale. Va però riconosciuto l’impegno concreto della nuova Direzione Generale, che ha avviato interventi mirati per aumentare l’organico e contenere l’emergenza, attraverso l’utilizzo delle graduatorie esistenti e la predisposizione di nuove misure di reclutamento. Si tratta di azioni importanti, ma ancora insufficienti rispetto alla gravità della situazione a livello regionale. Per questo USB Sanità ribadisce che le assunzioni devono essere a tempo indeterminato, con un piano strutturale che superi la precarietà e garantisca stabilità e continuità assistenziale.
«È evidente che il Brotzu non è il problema – continua Angioni – ma la dimostrazione concreta del collasso dell’intero sistema sanitario regionale. Il Brotzu è l’ospedale che, in qualsiasi situazione, ha sempre garantito risposte ai cittadini, caricandosi un peso crescente mentre altri presidi venivano chiusi o fortemente ridimensionati».
Prosegue il sindacalista: «Le dimissioni che oggi si registrano al Brotzu, così come negli altri ospedali, sono l’effetto diretto di condizioni di lavoro diventate insostenibili in tutta la sanità sarda. La carenza di personale riguarda tutte le figure professionali – infermieri, OSS, medici, tecnici e personale amministrativo – ed è una condizione diffusa in tutti i servizi sanitari regionali, dove turni massacranti, carichi assistenziali eccessivi, riposi non garantiti e un’organizzazione del lavoro al limite della tenuta fisica e professionale stanno spingendo molti operatori ad abbandonare il servizio pubblico».
Molti professionisti lasciano il pubblico nella speranza di condizioni migliori, salvo poi scoprire che il privato offre spesso le stesse criticità: precarietà, carichi elevati e salari inadeguati. Il risultato è un progressivo impoverimento del Servizio Sanitario Pubblico, che perde competenze, esperienza e continuità assistenziale.
Secondo USB Sanità, la carenza di personale e il diffuso malcontento sono la diretta conseguenza di piani del fabbisogno non basati sui reali carichi assistenziali, ma condizionati da vincoli amministrativi e limiti di spesa. È indispensabile che la Regione Sardegna autorizzi una rideterminazione delle dotazioni organiche di tutte le figure professionali, garantendo la necessaria copertura finanziaria.
A queste criticità si aggiungono i limiti del sistema di reclutamento centralizzato di ARES Sardegna, che genera graduatorie frammentate e una continua mobilità del personale da un’azienda all’altra, senza garantire stabilità né continuità assistenziale. Proprio questa instabilità organizzativa contribuisce alle dimissioni del personale. USB Sanità ribadisce la necessità che le aziende sanitarie tornino a indire concorsi autonomi.
USB Sanità chiede alla Regione Sardegna interventi immediati e strutturali: un piano di assunzioni a tempo indeterminato, la stabilizzazione del personale precario, l’adeguamento reale delle dotazioni organiche, il riconoscimento di indennità economiche accessorie, il potenziamento dell’assistenza territoriale, la riattivazione degli ospedali chiusi e l’ampliamento dei posti letto.
«Le soluzioni tampone non bastano più – conclude Angioni –. La sanità sarda è al collasso e il Brotzu continua a garantire risposte reggendo un sistema che non funziona. A pagare il prezzo sono ogni giorno lavoratori e cittadini. Basta rimpalli di responsabilità: servono scelte politiche concrete e immediate per salvare il Servizio Sanitario Pubblico». Conclude Gianfranco Angioni









