“Soppressione del Centro Donna al Binaghi: pagano sempre le donne”

Con la riforma dei servizi sanitari rischia di chiudere un punto di riferimento d’eccellenza: il centro donna del Binaghi. “Sull’altare del risparmio delle spese sanitarie, ancora una volta le donne sarde si troveranno a pagare il tributo più alto  se non ci sarà un ripensamento immediato” denunciano le segreterie regionali Cisl, Uil-Fpl, Cgil

Sulla paventata chiusura del centro donna al Binaghi si scagliano le parti sociali Cgil, Cisl e Uil. “Fin dall’inizio del percorso di “Riforma” dei Servizi sanitari della Sardegna ci siamo schierati,- si legge in una nota- fino ad arrivare allo sciopero generale, per una riforma che partisse dalla implementazione dei servizi territoriali e di prevenzione, per evitare che nel nostro sistema profondamente ospedalocentrico la chiusura dei posti letto ospedalieri per acuti, senza lo sviluppo della sanità territoriale e di prevenzione, portasse gravi conseguenze per la salute dei cittadini Sardi. E’ con grande sorpresa che invece assistiamo alla soppressione del Centro Donna, un servizio territoriale di eccellenza , punto di riferimento per tutte le donne della provincia di Cagliari e non solo, dedicato alla prevenzione e alla diagnosi precoce dei tumori e delle patologie afferenti alla sfera genitale femminile. Un Servizio che, senza tema di smentita, ha contribuito con la sua attività, l’approccio all’utenza, il lavoro di equipe in cui credono fermamente tutte le lavoratrici e i lavoratori del Centro, Comparto e Dirigenza, al miglioramento dell’approccio culturale alla prevenzione nella medicina di genere in Sardegna. Ci saremo aspettati, insieme a tutte le donne e famiglie che in questi anni hanno usufruito del servizio, che ci fosse un potenziamento , non la sua soppressione. E’ noto infatti, crediamo anche ai vertici della Sanita Sarda, che sul lungo periodo la medicina preventiva, in questo caso di genere, cioè quella più avanzata, porti ad un sostanziale risparmio della spesa pubblica in medicina oltre che ad una riduzione dei disagi sociali legati alle patologie oncologiche femminili. Ancora una volta le donne Sarde si troveranno a pagare il tributo più alto, sull’altare del risparmio delle spese sanitarie, se non ci sarà un immediato ripensamento. La buona politica deve tornare in primo piano a partire da scelte più attente sulla salute delle donne.