Si suicida in carcere l’uomo che tentò di uccidere la moglie a roncolate a Sant’Antioco

Si è tolto al vita questa notte in carcere il pensionato che l’estate scorso tentò di uccidere a colpi di roncola la moglie. Non accettava la fine della loro relazione

Si è tolto la vita in carcere, impiccandosi, l’uomo che l’estate scorsa tentò di uccidere la moglie a colpi di roncola, in piazza Umberto, a Sant’Antioco.  Antioco Tardini, pensionato, residente a Novara, era stato arrestato il 17 luglio scorso dopo aver colpito la donna più volte provocandole un profonda ferita lacero-contusa al capo e il ricovero con prognosi riservata all’ospedale. L’uomo non accettava la fine della loro separazione, questo il motivo del folle gesto.

Da allora era stato rinchiuso in una cella del carcere di Uta, questa notte ha deciso di mettere fine alla sua di vita.

“Apprendere della morte volontaria di una persona genera sempre dolore e sgomento tanto più se questo avviene dietro le sbarre. E’ un monito che richiama tutte le Istituzioni ad agire unitariamente per scongiurare episodi tragici di autolesionismo. Sappiamo che non sempre è possibile prevedere questi atti né scongiurarli in extremis come spesso Agenti e Sanitari fanno. Occorrono però più progetti mirati e iniziative che devono rendere meno afflittiva la pena” afferma la presidente dell’Associazione Socialismo Diritti e Riforme, Maria Grazia Caligaris.

“Il carcere – sottolinea – racchiude accoglie tante fragilità personali difficili da gestire. Molte non sono neppure capaci di manifestare apertamente il disagio. Ecco perché diventa indispensabile la presenza di programmi e attività molteplici con personale (Agenti, Educatori, Psicologi) adeguato ai bisogni. Occorre una maggiore attenzione da parte del Ministero della Giustizia e del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria per migliorare le condizioni di vita dentro le strutture e promuovere la realizzazione di Case di Accoglienza alternative agli Istituti di Pena”.