Settimo, le staccano l’acqua e perde anche il patrocinio legale

Il Tribunale di Cagliari boccia la richiesta di una donna di Settimo San Pietro: protestava per lo slaccio dell’acqua, ma ometteva di non avere pagato diverse fatture. Ora perderà anche il patrocinio legale gratuito

Chiedeva il risarcimento danni per aver subito lo slaccio, ma aveva omesso di non aver pagato diverse fatture: il giudice le revoca il patrocinio legale gratuito. Il Tribunale di Cagliari ha bocciato le richieste di una cliente di Settimo San Pietro che aveva intentato una causa contro Abbanoa rivelatasi del tutto infondata e temeraria.

 

Le lacune

L’utenza della cliente era stata slacciata lo scorso marzo per non aver pagato diverse fatture, per complessivi 1.341 euro, per le quali si era ormai conclusa la procedura di messa in mora. Nel 2009 le era stato accordato anche un piano di rateizzazione ma, a parte la prima rata, non aveva pagato nessun’altra somma. Aveva anche omesso di comunicare la voltura dell’utenza a seguito della separazione del marito, avvenuta diversi anni prima. Che la gestione della propria utenza non fosse lineare lo dimostrano anche consumi eccessivi degli ultimi anni che avevano maturato un ulteriore elevato debito tra il 2008 e il 2013.

 

Agevolazioni rifiutate

Abbanoa, però, non aveva attivato la procedura di slaccio per quest’ultimo importo. Anzi: alla cliente era stata inviata una lettera per segnalarle la presenza di consumi anomali, probabilmente causati da qualche dispersione all’interno della propria abitazione. In questi casi, il Gestore rivede gli importi decurtando i canoni di depurazione e fognature e, tramite la procedure di conciliazione, si arriva nel 90 per cento dei casi a soluzioni condivise con i clienti che prevedono agevolazioni e formule di rateizzazioni vantaggiose.

 

Lite temeraria

Invece la cliente ha deciso di intraprendere un contenzioso legale, ma rivelatosi temerario. Ha presentato ricorso contro lo slaccio contestando esclusivamente il debito per i consumi tra il 2008 e il 2013, ma omettendo che in realtà anche in precedenza non aveva pagato nonostante gli importi fossero notevolmente inferiori. Chiedeva di dichiarare illegittimo l’operato di Abbanoa con tanto di condanna al risarcimento dei danni patiti per la sospensione dell’erogazione.

 

L’ordinanza

In prima battuta la cliente aveva ottenuto la sospensione dello slaccio da parte del tribunale con un’ordinanza d’urgenza secondo la formula “inaudita altera parte”, ovvero senza sentire la controparte e cioè Abbanoa. Entrati nel merito della vicenda, però, è emersa totalmente la realtà dei fatti. Le due procedure di messa in mora e slaccio erano relative ai consumi degli anni passati per i quali era stata concessa la dilazione non rispettata dalla cliente. A ciò si aggiungeva che non era stata comunicata la voltura dell’utenza a seguito della separazione.

 

Patrocinio revocato

“Il fatto che l’attrice abbia agito tacendo la vicenda relativa alle due procedure di slaccio perfezionate da Abbanoa”, viene spiegato nell’ordinanza del Tribunale di Cagliari, “quando l’utenza era intestata a suo marito ma già da tempo da essa sola fruita, connota di mala fede l’azione dell’attrice e giustifica la revoca della sua ammissione al patrocinio statale”. E’ stata revocata la sospensiva dello slaccio, ora nuovamente effettuato, e condannata la cliente a pagare anche 1.600 euro di spese legali.

 

 


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