Sestu, furto alla sede PD, svastiche e aggressioni: negli ultimi giorni anche un episodio di violenza ai danni di cittadini intenti a festeggiare un risultato referendario. Scatta la denuncia: “Si tratta di segnali chiari di un clima che sta cambiando, e non in meglio”.
Sale la tensione nella sede del partito situata in via Roma, dopo gli “episodi di violenza, insulti e tentato speronamento durante festeggiamenti referendari, durante la notte è stata sottratta dalla sede del Partito Democratico la bandiera esposta all’esterno, insieme all’asta che la sosteneva. Un gesto che non può essere liquidato come semplice vandalismo, ma che si inserisce in un quadro ben più grave”.
“Si stanno moltiplicando episodi che delineano un clima di crescente tensione e intolleranza: la comparsa di svastiche e simboli in città, offese reiterate rivolte pubblicamente – anche attraverso i social – e, fatto ancora più grave, un episodio di violenza ai danni di cittadini intenti a festeggiare un risultato referendario, per il quale è stata presentata formale denuncia, culminato anche in un tentativo di speronamento dell’auto che esponeva la bandiera.
Non si può parlare di episodi isolati” sottolinea il partito.
“A tutto questo si aggiunge un linguaggio sempre più aggressivo e disumanizzante: cittadini e rappresentanti politici vengono apostrofati pubblicamente con espressioni come “zecche comuniste” o insultati sui social con termini volgari e offensivi. Parole che non sono mai neutre e che contribuiscono ad alimentare un clima di odio.
È particolarmente grave che tali episodi coinvolgano anche rappresentanti delle istituzioni, che per ruolo dovrebbero essere garanti del rispetto e della convivenza civile.
Sestu è e deve rimanere una comunità democratica, fondata sul confronto e sul rispetto reciproco, non sull’intimidazione e sulla violenza”.
Il partito chiede “una presa di posizione chiara e inequivocabile da parte dell’amministrazione e di tutte le forze politiche: non bastano più ambiguità o silenzi.
Undici anni di ritardi su altri temi dimostrano cosa accade quando si sottovalutano i problemi. Oggi non possiamo permetterci lo stesso errore su un tema ancora più grave: la tenuta democratica e civile della nostra comunità.
Il silenzio, in questi casi, non è neutralità”.











