Senorbì, le lacrime di un’infermiera: “Il mio gatto è morto, chi l’ha avvelenato?”

Senorbì, le lacrime di un’infermiera: “Il mio gatto è morto, chi l’ha avvelenato?”

di Paolo Rapeanu

È tornata dal lavoro lunedì scorso, dopo una giornata trascorsa tra le corsie del reparto di Psichiatria 2 dell’ospedale cagliaritano Santissima Trinità e, appena entrata in casa, ha visto Rossini, uno dei suoi tre gatti, immobile: “Pensavo dormisse, dopo un po’ gli ho portato dei croccantini ma lui non si è mosso. Ho visto la bava che gli usciva dalla bocca, pure un po’ di sangue. Il suo corpo era ancora caldo, e lui era morto”. Inizia così il racconto di Giulia Accalai, infermiera 53enne residente a Senorbì. Uno dei suoi mici, Rossini, “è stato sicuramente avvelenato da qualcuno che sta mettendo in giro dei bocconi di cibo, sul suo corpo ho notato i classici segni di un avvelenamento. Abito in via Tevere, i miei gatti li lascio liberi di uscire. Ho scritto una lettera al sindaco Alessandro Pireddu, alla polizia locale e al servizio veterinario dell’Assl per segnalare il fatto”, spiega l’infermiera. Una storia molto bella e speciale, quella tra lei e il gatto, pelo bicolore e probabile razza British: “Una famiglia di stranieri era andata via da un appartamento vicino al mio, tre anni fa, lasciandolo solo. Il gatto è arrivato sino al mio balcone, in qualche modo mi ha scelto quale nuova padrona. Avevo già altri due gatti, così l’avevo portato in una mia casa di campagna a Gesico, ma lui era scappato”. E, dopo qualche mese, la sorpresa: “Era riuscito a tornare nel mio balcone dell’appartamento di Senorbì. Era magro, ferito e con la coda mezzo mozzata. L’ho portato dal veterinario, che l’ha curato e sterilizzato, e l’ho tenuto con me e gli altri due gatti, in un’armonia quasi magica”.

Che si spezza, purtroppo, la sera del 10 settembre scorso: “Posso capire la scelta di non amare gli animali, ma compiere su di loro una simile violenza è inconcepibile, ed è pure vietato dalla legge. Chi è che ha avvelenato il mio Rossini? ”, si domanda, sconsolata, la Accalai, che è anche esperta di pet therapy: “Insieme ad altre persone mi impegno per far adottare gli animali, cani e gatti”. Un amore viscerale e continuo per chi non ha la parola ma riesce a comunicare comunque emozioni e sentimenti, “ecco anche perché ho voluto denunciare questa barbarie, altri gatti randagi molto probabilmente hanno fatto la stessa fine del mio Rossini, da oltre una settimana infatti tre mici non vengono più da me a cercare cibo e non li ho più visti in giro”.



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