Scoperto un accampamento di tende in Viale Buoncammino, davanti all’Ex Carcere “nella zona tra le più iconiche della città ora simbolo del degrado” afferma Marcello Polastri che domanda: “Perché Cagliari versa in queste condizioni?”
Un accampamento di tende è stato scoperto questa mattina in Viale Buoncammino, proprio davanti all’ex carcere, uno dei luoghi simbolo del capoluogo sardo. Una scena che ha immediatamente sollevato interrogativi e preoccupazione tra residenti e passanti.
L’area, a ridosso del centro storico di Cagliari, si presenta oggi con una decina di tende, alcune montate tra le rocce e i cespugli, a ridosso del viale, in un contesto che molti cittadini definiscono “indegno” per una città che ambisce a essere meta turistica e modello di vivibilità. Tanti anche i rifiuti presenti, accanto alla “tendopoli” o accampamento che sia.
A intervenire sulla vicenda è Marcello Polastri, ex presidente della Commissione comunale Sicurezza, che lancia un appello pubblico alle istituzioni dichiarando “Cagliari in netto declino in termini di immagine”. “Non possiamo far finta di nulla. Davanti a un simbolo storico come l’ex carcere di Buoncammino si consuma l’ennesimo segnale di degrado urbano. Mi chiedo, e chiedo a chi di dovere: perché la città versa in queste condizioni? Dove sono i controlli? Dove sono le politiche di prevenzione e assistenza?”
Polastri sottolinea come il tema non sia solo legato al decoro urbano, ma anche alla sicurezza e al disagio sociale:
“Qui non si tratta di puntare il dito contro chi vive in difficoltà, ma di pretendere risposte concrete. Se ci sono persone costrette a vivere in tenda, significa che qualcosa nel sistema non funziona. E l’amministrazione deve dirci cosa sta facendo per intervenire, anche sull’ambiente e sul sociale.”
La presenza dell’accampamento in un’area così visibile e simbolica riapre il dibattito sulle politiche sociali, sull’assistenza ai senza fissa dimora e sulla gestione degli spazi pubblici.
I cittadini chiedono interventi immediati, sia sul piano sociale che su quello del controllo del territorio, per restituire dignità al viale e offrire soluzioni reali a chi oggi vive in condizioni di emergenza.
La domanda resta aperta: Cagliari può accettare che uno dei suoi luoghi più rappresentativi diventi il simbolo di un disagio irrisolto?












