Sardegna svenduta ai privati? “Strana legge approvata di notte”

Il Fatto Quotidiano attacca la giunta Pigliaru: Sardegna svenduta ai privati con gli usi civici. Gli ambientalisti rincarano la dose: persa la tutela paesaggistica di aree fondamentali e ora messe all’asta, è un editto delle chiudende

di Stefano DEliperi, presidente Gruppo di Intervento Giuridico

Il Fatto Quotidiano, grazie alla penna di Ferruccio Sansa, ha dedicato una pagina intera (edizione del 30 ottobre 2016) al nuovo Editto delle Chiudende confezionato dalla Giunta Pigliaru e scodellato dal Consiglio regionale sardo.

 

L’articolo non è piaciuto all’Assessore degli Enti locali, Finanze, Urbanistica della Regione autonoma della Sardegna Cristiano Erriucuriosamente presentatore del disegno di legge regionale poi approvato in Giunta al posto della “collega” Elisabetta Falchi titolare dell’Assessorato dell’Agricoltura, competente in materia di usi civici.

 

Parla di “un quotidiano nazionale e … alcuni ambientalisti”, cioè parla de Il Fatto Quotidiano e del Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, visto che è Il Fatto ad aver ampiamente illustrato la vicenda e non risultano altri “ambientalisti” o “associazioni ambientaliste” a essersi mai occupati di difesa dei diritti di uso civico in Sardegna.

 

Spiace, ma continueremo a difendere i demani civici in Sardegna e altrove.

 

Non convince nemmeno un po’ una legge approvata di notte, a poche ore dalla proposta della Giunta, senza uno straccio di dibattito pubblico dopo vari contenziosi davanti alla Corte costituzionale e 120 accertamenti di demani civici effettuati e pagati dalla Regione, ma tuttora non promulgati.

 

Non convince nemmeno l’intento di volere “affrontare casi specifici” come l’inquinatissimo bacino dei “fanghi rossi” di Portovesme, realizzato su terreni a uso civico. 

 

La legge approvata furtivamente la notte del 25 ottobre 2016 riguarda naturalmente casi generali e astratti, potenzialmente gli oltre 400 mila ettari dei demani civici sardi.  Se si voleva intervenire su singoli pochi casi, gli istituti applicabili potevano esser altri (la permuta, l’alienazione, il trasferimento dei diritti di uso civico) già previsti dal quadro normativo (legge n. 1766/1927 e s.m.i.regio decreto n. 332/1928 e s.m.i.legge regionale n. 12/1994 e s.m.i.).

  

In più, sul piano giuridico, è l’ennesimo pastrocchio: in pratica, la Giunta Pigliaru ha proposto che i terreni appartenenti ai demani civici siano sclassificati – cioè sdemanializzati – ma la perdita della tutela paesaggistica di cui al decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i. sarebbe sospesa in attesa delle verifiche svolte dal Ministero per i beni e attività culturali e del turismo e della Regione nell’ambito degli accordi di copianificazione propri della pianificazione paesaggistica.

 

Non si comprende a quale titolo quelle aree rimarrebbero tutelate con il vincolo paesaggistico, in una sorta di limbo giuridico in attesa di futuri accordi di copianificazione Stato-Regione che chissà quando arriveranno, pur avendo perso la qualifica demaniale civica, cioè la il motivo stesso della presenza del vincolo di uso civico (art. 142, comma 1°, lettera h, del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.).

 

Avrebbe avuto senso e sarebbe stata ampiamente giustificabile un’operazione di trasferimento dei diritti di uso civico dalle aree compromesse irreversibilmente a boschi, coste, pascoli di proprietà comunale e, eventualmente, regionale, così da compensare sul piano ambientale e sociale la perdita in danno delle collettività locali.

 

Ma così non è stato e il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus si rivolgerà ancora una volta al Governo perché insista davanti alla Corte costituzionale nel già presente conflitto di attribuzione. Infatti, queste norme regionali, proposte e votate da una maggioranza trasversale sovranista e di centro-sinistra, violano le competenze statali esclusive in materia di tutela dell’ambiente (artt. 9, 117, comma 2°, lettera s, cost.), come già riconosciuto con la sentenza della Corte costituzionale n. 210/2014, che dichiarò illegittima la legge regionale Sardegna n. 19/2013 di analogo contenuto. 

 

Siamo disponibili a qualsiasi confronto, ma ci opporremo con tutti i mezzi a nuovi editti delle chiudende.


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