Sardegna, crolla il lavoro: un sardo su quattro perde il posto, il 41 per cento dei giovani senza occupazione

Un calo netto degli occupati (-27%) e un aumento importante degli inattivi (+28%). Il 41 per cento dei giovani sardi non lavora

Un calo netto degli occupati (-27%) e un aumento importante degli inattivi (+28%). Due dati per capire che il 2020, l’anno della pandemia, per il mercato del lavoro sardo è stato un anno difficilissimo. L’aumento degli inattivi è allarmante: molte persone, scoraggiate dalla situazione, non solo non hanno più lavoro ma hanno persino rinunciato a cercarlo. Le donne e i giovani sono quelli che hanno pagato il prezzo più alto in termini di occupazione aggravando un dato già negativo. Attualmente infatti il tasso di occupazione è del 45,1% per le donne contro il 59% degli uomini mentre il tasso di disoccupazione giovanile registra un 40,9%, contro il 29,4% della media nazionale. Peggiora ancora  la qualità del lavoro perché crescono i contratti part-time rispetto ai full-time e quelli a tempo determinato rispetto a quelli a tempo indeterminato, dunque maggiore precarietà ed erosione del reddito familiare.  

È questo ciò che emerge dal report stilato dall’Osservatorio sul mercato del lavoro dell’Aspal. 

Anche il raffronto con le medie nazionali e del Mezzogiorno d’Italia non è positivo. Il report evidenzia infatti che in Sardegna il mercato del lavoro è peggiorato in modo netto: riduzione degli occupati del -5% (contro il -2% sia a livello nazionale che del Mezzogiorno); incremento degli inattivi del +7% (contro il +4% della media nazionale e il +3% del Mezzogiorno). 

La crisi non ha ovviamente colpito in modo uniforme tutto e tutti.  

Alcuni territori sono stati colpiti in maniera più pesante di altri. Dai raffronti a livello provinciale emerge che Sassari, forse per il peso che in questo territorio ha il settore turistico, è la provincia che ha i dati peggiori (-11% di occupati, +15% di inattivi). I territori dei CPI che hanno sofferto di più sono quelli a forte vocazione turistica (come Olbia, Castelsardo e Muravera) e quelli che ospitano i grandi hub di servizi a livello regionale (Cagliari e Sassari). La crisi sembra invece aver risparmiato maggiormente i territori dei Centri per l’impiego dove è presente un settore agricolo forte come Terralba, Senorbì, Isili, Sanluri e Bonorva: in queste aree le variazioni percentuali negative delle assunzioni sono molto inferiori alla media degli altri territori regionali. 

I settori che hanno subito un calo percentuale più marcato delle assunzioni sono quelli che necessitano della presenza fisica del cliente come alberghi e ristoranti, attività artistiche. Il settore agricoltura e pesca mantiene gli stessi livelli di assunzioni del 2019 e due settori addirittura crescono: servizi domestici e servizi finanziari (quest’ultimo è cresciuto del 23% come numero di assunzioni segno che per far fronte alle ristrettezze della crisi, molte famiglie e imprese sono state costrette a ricorrere al credito in misura maggiore che in passato). 

Da segnalare inoltre che i livelli di istruzione continuano ad avere un valore elevato: i tassi di occupazione tra i laureati sono più che tripli rispetto a chi ha la licenza elementare o nessun titolo (il 77,5% contro il 25,8%) inoltre nel 2020 il tasso di occupazione dei laureati non solo non è diminuito ma è addirittura lievemente cresciuto.  

“L’Aspal in tutto questo è stata e continua a essere a fianco dell’assessorato al Lavoro per cercare di gestire le misure straordinarie a sostegno dei lavoratori più colpiti dalla crisi e per garantire con i suoi Centri per l’impiego tutti i servizi indispensabili ai cittadini” ha sottolineato il Direttore Generale facente funzioni Gianluca Calabrò.  Sardegna


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