Rigenerare i centri urbani senza perdere identità, affrontando al tempo stesso la crisi del commercio: è questo il cuore dell’intervento dell’assessore regionale al Turismo e Commercio Franco Cuccureddu, in un confronto che ha messo a fuoco modelli diversi di sviluppo delle città nel convegno sull’evoluzione del centro storico voluto da Confcommercio.
Cuccureddu ha sottolineato come non esista una soluzione unica: in alcuni contesti è necessario tutelare con rigore la tradizione, in altri serve invece innovare. «Occorre saper azionare l’acceleratore o il freno a seconda delle condizioni dei centri storici», ha spiegato, citando esempi di aree urbane in cui le attività commerciali si sono trasformate spontaneamente in distretti tematici, capaci di generare valore e attrattività.
Un passaggio centrale è stato dedicato ai dati economici: il commercio non ha perso occupazione, ma ha visto ridursi margini e prezzi. Un segnale preoccupante che evidenzia un mercato in profonda trasformazione, sempre più influenzato dalla digitalizzazione e dai nuovi modelli di consumo. Parallelamente, i consumi turistici in Sardegna risultano in crescita, seppur fortemente concentrati in determinati periodi dell’anno.
Da qui la necessità di una riforma della normativa regionale sul commercio, giudicata ormai superata. L’obiettivo è rafforzare i negozi di vicinato e i distretti di quartiere, garantendo servizi essenziali ai cittadini e un migliore equilibrio tra attività economiche, spazi pubblici e residenzialità.
Turismo e commercio, ha concluso Cuccureddu, sono elementi strettamente connessi. La tutela dei mercati storici e una gestione più sostenibile dei flussi turistici rappresentano passaggi chiave per migliorare la qualità della vita urbana e favorire uno sviluppo più equilibrato delle città sarde.
Gli esercenti in risposta chiedono un tavolo per lavorare con le iIstituzioni per fare insieme le nuove regole. E tra questi uno ha tenuto a sottolineare che si possono trovare tutte le giustificazioni del mondo sul cambiamento del quadro economico del centro storico, con sempre meno attività d’impresa individuale, ma “ricordiamoci che senza i commercianti non esisterebbe neanche la Confcommercio”.











