Panchina Cagliari: a questo punto meglio Iachini che la soluzione interna

Il destino di Rastelli sembra segnato anche se dovesse rimanere fino alla partita con la Lazio

Di Nanni Boi

Proviamo a immaginare cosa succederà. Dunque ricapitoliamo per i più distratti. Rastelli è nella graticola.

Lo è sempre stato da quando è arrivato alla guida del Cagliari, anche se i risultati delle prime due stagioni gli hanno dato abbondantemente ragione. Senza troppi giri di parole, la gran parte dei tifosi sostiene che il tecnico campano non capisce un tubo di calcio e giustifica i successi con abbondanti dosi di fortuna (il termine esatto è un altro perché rende meglio l’idea). Giulini, fedele al concetto di quanti lo accusano di avere “i coccodrilli nelle tasche” (modo di dire per indicare una buona dose di spilorceria, poi momentaneamente accantonato per la spesa pazza di Pavoletti), tiene duro e lo conferma per il terzo anno di seguito. Un record di durata per un allenatore che a Cagliari non si registrava dai tempi di Claudio Ranieri (periodo 1988-91), che però sembra destinato a mantenerlo perché concluse le tre stagioni senza esonero.

E arriviamo a oggi. La sconfitta interna col Genoa, tanto imprevista quanto inopportuna, fa precipitare gli eventi. Al punto che una piazza pur tranquilla come Cagliari chiede la testa dell’allenatore incapace (espressione colorita che non si può condividere quando si parla di professionisti). Giulini che fa? In estate aveva stanziato un budget che non prevedeva ulteriori spese, quindi ben difficilmente potrà ingaggiare un allenatore costoso. Cominciamo quindi a depennare alcuni fra quelli liberi che non verranno mai. Mazzarri è uno che viaggia sui 3 milioni e mezzo di ingaggio. Non se ne parla. Per Guidolin e Reja la spesa sarebbe più abbordabile ma ci sarebbe da superare lo scoglio dei collaboratori e gira e rigira si parlerebbe sempre di due milioni di euro. E poi sono fermi da un po’, avrebbero bisogno di qualche mese per essere al top, anche se non sono dei giocatori.

Con Iachini il discorso non è molto diverso, ma è più sul pezzo e quindi rientra fra i papabili, come la stessa società ha lasciato trapelare. Dall’esterno sono molto sponsorizzati Oddo e De Zerbi, ma anche loro sono delle scommesse. Tanto varrebbe tornare indietro con Lopez, Festa o Pulga che qui qualcosa di buono hanno fatto. Allora è tutto pronto per Iachini? Forse, anzi no. Perché se il tecnico marchigiano, lanciato giovanissimo da Mazzone come mediano nell’Ascoli, fa parte sempre del giro caro al presidente, è comunque uno che costa, e che vuole portarsi dietro i suoi uomini di fiducia.

Quindi resta ancora in piedi la soluzione per Giulini meno dispendiosa, ma anche la più pericolosa: affidare la squadra a Legrottaglie con la supervisione di Beretta o direttamente a quest’ultimo tenendo inalterato lo staff dei collaboratori di Rastelli. A quel punto il problema sarebbe tutto del presidente che dovrebbe inventarsi un escamotage per presentare alla piazza un allenatore che ha un curriculum deficitario (Beretta) o uno che proprio non ce l’ha (Legrottaglie). E allora che fare? Per esempio protrarre l’agonia di Rastelli fino all’Olimpico. Tanto con la Lazio si perderebbe comunque visti questi chiari di luna e lo stato di forma dei biancocelesti che sono andati a vincere nientemeno che in casa Juve. Si ma poi? Beh, se Iachini insiste nel chiedere un suo staff di collaboratori o se chiede troppo d’ingaggio si potrà dire che nell’attesa di una risposta non c’è tempo (la partita col Benevento si gioca di mercoledì per il turno infrasettimanale) e momentaneamente ci si presenta con Legrottaglie e Beretta o con uno dei due. Poi sperando in un successo contro i sanniti, cosa non impossibile visto che sono all’ultimo posto, sarà più facile sdoganare la soluzione interna e andare avanti così. Solo fantasie?


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