Si è spento a 76 anni il grande Paolo Nonnis, polistrumentista ma soprattutto batterista di fama internazionale. Originario di Selargius, ha affinato la sua arte negli Stati Uniti rendendo suoi generi come il jazz e il rock in cui ha fatto scuola.
Commovente la lettera pubblica del collega Michele Palmas: Ciao Paolo, Maestro di suono e di vita.
Oggi il jazz, non solo quello sardo, perde una delle sue colonne più robuste e carismatiche. Ma per chi, come me, ha avuto il privilegio di lavorargli accanto, Paolo Nonnis è stato molto più di un grande batterista: è stato un terremoto di energia che ha cambiato il nostro modo di intendere la musica.
Ricordo ancora l’impatto dei primi anni ’90. Paolo tornava dagli USA con un bagaglio che pesava quanto la storia del jazz: portava con sé i “mostri sacri”, ma soprattutto portava in dote l’esperienza, il rigore e gli arrangiamenti della mitica Big Band di Buddy Rich.
Non si è limitato a suonare; ha creato una scuola. Ha preso una generazione di giovani talenti e ha insegnato loro cosa significasse davvero stare in una Big Band. E non ha insegnato solo ai musicisti: ha insegnato a noi tecnici del suono cos’è il “suono” di una grande formazione. Mi ha insegnato personalmente uno stile, un modo di porsi davanti alla musica e alla gestione dei volumi che non avrei trovato in nessun manuale. Erano mitiche le sue “sgridate”, quei richiami alla potenza, alla tensione costante… un approccio in perfetto stile USA che non ammetteva distrazioni. Paolo non voleva solo che il pubblico ascoltasse; voleva che il pubblico venisse “colpito” dall’energia.
Resta indelebile il miracolo del Jazzino: vedere 16 elementi suonare in 9 metri quadri, con tanto di piano a coda e batteria, e riuscire a produrre un suono meraviglioso, avvolgente e perfetto. Quella era la sua magia: trasformare l’impossibile in un’esperienza sonora coinvolgente.
Paolo è stato, e resterà per sempre, uno dei massimi promotori del jazz in Sardegna. Una colonna imprescindibile che ha animato le nostre piazze e i nostri festival con una carica inesauribile.
Grazie per la disciplina, grazie per la passione, grazie per averci fatto sentire the “jazz heart beat”. Grazie di tutto, Paolo.”












