Morire a 39 anni per una liposuzione: il caso di Rossella è un giallo

La donna potrebbe essere morta dopo aver perso l’equilibrio, il decesso potrebbe quindi essere accidentale. Ma gli inquirenti non sottovalutano l’ipotesi di un decorso post operatorio imperfetto. A fare luce sulla tragedia di Rossella Daga, sarà l’autopsia.


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Una tragica fatalità o qualcosa è andato storto nel decorso post operatorio? E’ un giallo quello che avvolge la tragica morte di Rossella Daga, la donna di 39 anni cagliaritana deceduta a distanza di ventiquattro ore da un intervento di liposuzione. A fare luce sul suo decesso sarà l’autopsia – prevista per martedì mattina – disposta dal pm titolare dell’inchiesta, aperta dopo la dneuncia presentata dai familiari.

Bisognerà quindi capire se vi sia un collegamento tra l’intervento effettuato sabato e la caduta nella propria stanza. Rossella Daga, infatti, è stata trovata priva di sensi nella sua camera da letto, a casa. I genitori, preoccupati per lei, sono andati a controllare come mai ancora non si svegliasse ed hanno fatto la terribile scoperta. Dopo uno svenimento e una caduta in cui ha battuto la giugulare contro un mobile, la loro Rossella non dava più segni di vita. Eppure quell’intervento di liposuzione alle gambe non doveva essere pericoloso.

La donna si era tra l’altro rivolta ad un professionista del settore, il chirurgo Vito Contreas, ed era tranquilla. L’operazione, effettuata nell’ambulatorio privato del medico, in viale Diaz, era andata bene. Tutte circostanze che non avrebbero mai fatto pensare ad un epilogo così tragico, che l’ha strappata per sempre alla vita e a chi la amava. I colleghi dello studio notarile in cui lavorava non ci credono: è inverosimile che Rossella non ci sia più, che il suo sguardo non sia più rivolto a loro, che il suo sorriso si sia spento.

Secondo quanto hanno accertato gli inquirenti pare che già sabato avesse lamentato dolori e sarebbe comparso anche un ematoma nell’area interessata dall’intervento. Ma saranno ora gli accertamenti dei medici e della magistratura, che ha disposto il sequestro della cartella clinica e avviato le indagini sentendo le persone informate sui fatti, a far luce su quanto accaduto.