“Mio figlio, morto in ospedale a Cagliari: meritava anche lui un orsetto come tutti gli altri piccoli”

Elisa, la mamma cagliaritana del bimbo morto a fine aprile al Santissima Trinità, si sfoga con una lettera aperta a Casteddu Online: “Le mamme degli angioletti vanno rispettate e tutelate.Ho pensato che anche mio figlio doveva avere il suo orsetto svolazzante tra tutti gli altri appesi in reparto, con la sua data di nascita e di morte ben visibile, bianco e con le ali. Avrei voluto lasciarlo lì appeso, insieme agli altri, ma sapevo già bene che ci avrebbero messo un attimo a strapparlo e nasconderlo perchè imbarazzante, proprio come hanno fatto con il suo corpicino”

Elisa Macario, la mamma cagliaritana del bimbo morto a fine febbraio al Santissima Trinità, si sfoga. Su quella morte improvvisa è stata aperta un’inchiesta, ma ora la sua delusione verte su un altro aspetto. E su Fb e in una lettera spedita a Casteddu Online non nasconde tutta la sua amarezza “Mi ha fatto veramente tanta rabbia vedere quel post, qualche giorno fa, dove si parlava della sensibilità, della cura ai particolari, del reparto di ginecologia e ostetricia dell’ospedale. E’ vero, quegli orsetti appesi sono proprio carini, rappresentano tutti i bimbi nati nel 2019. Ma mio figlio non c’era…..è stato messo tra gli orsetti rotti e strappati da buttare, o forse neanche, quell’orsetto non è stato proprio pensato. Quello che per alcuni può essere una banalità, una cosa di poco conto, ad altri invece può far male più di quanto si possa pensare e questo non è concepibile in una struttura ospedaliera dove i medici dovrebbero essere formati anche e soprattutto dal punto di vista psicologico. Così ho pensato che anche mio figlio doveva avere il suo orsetto svolazzante tra tutti gli altri appesi in reparto, con la sua data di nascita e di morte ben visibile, bianco e con le ali. Avrei voluto lasciarlo lì appeso, insieme agli altri, ma sapevo già bene che ci avrebbero messo un attimo a strapparlo e nasconderlo perchè imbarazzante, proprio come hanno fatto con il suo corpicino, nascosto e allontanato. Così mi accontento di questa foto e della sensibilità di chi voglia condividere il mio pensiero. LE MAMME DEGLI ANGIOLETTI VANNO RISPETTATE E TUTELATE IN PRIMIS DALLA STRUTTURA OSPEDALIERA. I MEDICI DEVONO ESSERE ADEGUATAMENTE FORMATI PER RIDURRE AL MINIMO I DANNI DI UN EVENTO GIA’ COSI’ TRAUMATICO”, sostiene la mamma del piccolo. 

Questa la storia della morte del piccolo nell’articolo pubblicato ad aprile dal nostro giornale: “Avrebbe dovuto partorire il 16 marzo ma, oltre un mese prima, a causa di dolori molto forti, Elisa Macario, 36enne cagliaritana, è arrivata all’ospedale Santissima Trinità. Erano le sette del mattino del ventisei febbraio: dopo oltre otto ore il parto, ma la gioia per la nuova nascita si è presto trasformata in tragedia. Il piccolo, infatti, era pallido e non emetteva nessun vagito. Il racconto delle primissime fasi post parto, più tutto ciò che è successo dopo, è contenuto nell’esposto firmato sia dalla donna sia dal marito Roberto Incani, 32enne cagliaritano, e presentato in procura dall’avvocato Valentina Marielli. Dopo cinquanta minuti dal parto, la decisione dei medici di trasportare il neonato al Policlinico di Monserrato per problemi respiratori, dove però è arrivato “già morto”, come hanno riferito i medici al padre che aveva seguito l’ambulanza a pochi metri di distanza, con la sua automobile. Adesso toccherà alla giustizia stabilire se si è trattata di una disgrazia che non si poteva assolutamente evitare o se, viceversa, qualcuno abbia sbagliato. Il pm Alessandro Pili ha aperto un’inchiesta contro ignoti per omicidio colposo, cartelle cliniche e documenti sono già stati sequestrati e, inoltre, è stata ordinata l’autopsia sul corpicino del piccolo, a cura del medico legale Nicola Lenigno.

 

I genitori, nelle pagine dell’esposto firmato, parlano di un parto che, a detta loro, sarebbe avvenuto in una stanza piccola dell’ospedale, “priva delle strumentazioni minime che garantissero un adeguato monitoraggio del bambino”. Non solo: tra le righe della denuncia Elisa Macario e Roberto Incani sostengono che una dottoressa, il giorno dopo il parto finito in tragedia, avrebbe detto loro che le cause del decesso del piccolo “potevano forse attribuirsi ad un doppio giro di cordone ombelicale e di una mano del bambino mal posizionata che avrebbe potuto determinarne lo strozzamento”. Poi, però, il 28 febbraio, dopo l’esito dell’esame diagnostico, i medici avrebbero detto ai genitori che, tra le ipotesi della morte del neonato, potesse esserci una “possibile malattia genetica o disfunzione metabolica”.

 


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