Mare e piscina, l’esperto dice: «Si può fare il bagno dopo mangiato»

Dr. Alberto Ferrando, pediatra e istruttore di rianimazione cardiopolmonare, sostiene che non è necessario aspettare la fine della digestione

Estate: tempo di vacanze, mare e sole. Sin da bambini siamo stati quasi ossessionati dal solito ritornello dei nostri genitori: «Non fare il bagno subito dopo aver mangiato». Quindi, ne conseguivano tre ore di lunga attesa sotto i raggi del sole o sotto l’ombrellone ad aspettare la fine della digestione. Una vera e propria tortura che, però, come spiega in un servizio il dr. Alberto Ferrando, pediatra e istruttore di rianimazione cardiopolmonare, è del tutto inutile. Si tratterebbe infatti di una bufala, peraltro molto italiana, visto che negli altri Paesi questo non è consueto. «In realtà non esiste un’esigenza scientifica che prescriva di aspettare prima di fare il bagno», fa sapere il medico. Ma quali accorgimenti è necessario prendere prima di entrare in acqua? «Se si rispettano alcune norme che dovrebbero essere dettate dal buon senso, si può fare il bagno dopo mangiato. In primis, non bisogna naturalmente abbuffarsi, quindi occorre evitare pranzi abbondanti troppo ricchi di grassi e proteine (che necessitano una digestione lunga e laboriosa), ma preferire carboidrati, come un piatto di pasta semplice o un bel panino con i pomodori.  Tra l’altro, a stomaco pieno  nessuna attività fisica intensa è consigliata, per cui, neanche il nuoto. Gli adulti, inoltre, non devono assumere sostanze alcoliche. Una cosa molto importante è che l’immersione in acqua avvenga in maniera graduale. Bisogna evitare quindi i tuffi da accaldati, non tanto per il rischio di congestione ma più che altro per il pericolo di una sincope (svenimento o perdita di coscienza) o di uno shock termico, che in acqua potrebbe risultare pericoloso, specie se si è soli. Nel corso del servizio l’esperto ha poi esposto le principali cause di annegamento che sono le seguenti: la presenza di una piscina privata in una casa dove ci sono bambini fra 1 a 4 anni; non aver imparato a nuotare; la mancanza di barriere che impediscano ai bambini di accedere alla piscina; la mancanza di supervisione costante sui bambini nei luoghi a rischio; per i ragazzi al di sopra dei 15 anni, invece, l’annegamento è più probabile in acque di fiume, mare o lago, a causa di comportamenti incauti (fare il bagno in condizioni climatiche avverse (con l’acqua agitata, andare troppo al largo, o stancarsi eccessivamente nuotando); il mancato uso di giubbotti di salvataggio sulle imbarcazioni; l’uso di alcol di cui in tanti, giovani e adulti, ne abusano». 


In questo articolo: