L’inchiesta: il caso far west al pronto soccorso del SS. Trinità

La preoccupazione di medici, infermieri e pazienti in sala d’attesa

Temono infermieri e medici, temono i pazienti nella sala d’attesa del pronto soccorso. Ospedale Santissima Trinità, è  passato un giorno dell’aggressione subita da un ragazzo poco dopo l’ora di pranzo, a due passi da via Is Mirrionis, durante un presunto regolamento di conti a suon di botte e armi. 

Mentre altri media che da noi hanno appreso la notizia sminuendola (chissà perché), parlano di una semplice lite, siamo ritornati al Pronto Soccorso per saperne di più. È emerso che la situazione verificatasi l’altro ieri nella sala d’attesa del presidio ospedaliero davanti a tanti testimoni non sarebbe isolata. 

I TESTIMONI. “Io ero lì con i miei familiari, un incubo”, racconta M.T. “Io l’ho vissuto con mio figlio ieri… da paura, povero ragazzo” sostiene G.A. 

Sono solo alcune testimonianze di quanti hanno assistito a quella scena da far west dove sarebbe spuntato un machete e una pistola. Dove un ragazzo disperato è entrato nella sala d’aspetto del pronto soccorso temendo il peggio, urlando a squarciagola, con il volto tumefatto e una ferita sulla guancia. 

LO SFREGIO. Quel taglio sulla guancia verrà medicato e cucito dai medici che inviteranno il paziente a recarsi nel vicino reparto di Chirurgja Maxillofacciale ma, raggiunto e interrogato dai Carabinieri, il giovane si è allontanato dal nosocomio. Forse per far perdere le sue tracce agli aggressori? 

FUGA GENERALE. Nella sala d’aspetto si è  verificato il parapiglia quando  un’infermiera ha aperto il portoncino e il ragazzo è schizzato dentro una delle sale mediche. È in quel momento che i balordi, ancor più inferociti per non averlo acciuffato, hanno fatto il blitz. In tanti hanno udito FORTI RUMORI. Provenivano dalla  struttura metallica attaccata alla sala d’attesa. “Alcuni tra i violenti hanno preso a calci i pannelli posti a protezione delle porte-finestre” sostiene un altro testimone che ci mostra lunghe spaccature alla base di quelle strutture. 

“Incredibile, quei criminali hanno preso a pedate le porte-finestre e ci hanno minacciato con una bottiglia di vetro rotta” aggiunge R.F. 

ESCLUSIVA. Potrete sentire la sua testimonianza esclusiva al telefono della nostra redazione. “La rilascio affinché si sappia cosa è accaduto per davvero. Le persone che si trovavano nella sala d’attesa – prosegue R.F. – hanno temuto per la propria incolumità e per quella dei loro cari. Non è possibile andare al pronto soccorso e rischiare la vita. Anche per questo c’è stato un fuggi fuggi generale, ed è allucinante – conclude il testimone – perché avevano quei pazzi avevano un machete, uno di loro una pistola tant’è vero che alcune ragazze gridavano: scappa via o ti spara”. 

Insomma un pomeriggio di follia da dimenticare. O forse no. Perchè quanto è accaduto non rappresenterebbe un episodio isolato in un ospedale come quello di Is Mirrionis. L’altro ieri l’intervento della guardia giurata del nosocomio ha evitato che il giovane venisse linciato dal branco. Per le persone in sala d’attesa che subiscono minacce, invece, chi e come si dovrebbe intervenire? 

“Non è la prima volta che entrano persone armate in questo luogo di lavoro” racconta un infermiere che preferisce l’anonimato. Un po come tutti i testimoni, ancora impauriti. “Di recente – aggiunge – un signore con il camice, con la guardia giurata abbiamo sedato un individuo che si è introdotto nel reparto, aveva un lungo coltello. Abbiamo dovuto far far credere che, se necessario, la guardia avrebbe usato la pistola”. Sono dichiarazioni forti, certo, che però dovrebbero far riflettere: c’è chi va al pronto soccorso per curarsi o per lavorare e non per rischiare la vita.

Guardate il VIDEO: 

Marcello Polastri https://it-it.facebook.com/MarcelloPolastri


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