Fino a poco tempo fa, quando una diga superava i livelli di guardia, la risposta era quasi automatica: aprire le paratoie, scaricare l’acqua nel fiume e a mare. “Una regola scritta decenni fa, per proteggere l’infrastruttura e controllare i deflussi, ragionata in un’epoca in cui il clima era più prevedibile e la siccità non era la condizione normale di metà anno” spiega l’assessore regionale ai Lavori Pubblici Antonio Piu.
“Oggi quella regola ha meno senso. La diga di Nuraghe Arrubiu, sul Flumendosa, ha superato di due metri la quota di sicurezza fissata dai vecchi piani di laminazione. Parliamo di una quantità d’acqua che va dai 18 ai 30 milioni di metri cubi. Una cifra enorme per un’isola che conosce bene cosa significa affrontare la siccità già da luglio”.
Una scelta che decisa con ENAS e la Protezione Civile: “Quell’acqua non verrà scaricata a valle ma verrà trasferita gradualmente verso l’invaso di Monte Su Rei, e da lì assorbita dalle campagne durante l’irrigazione primaverile. Nessuno spreco, sicurezza idraulica garantita e risorsa conservata nel sistema.
Non è una soluzione improvvisata. È il risultato di un lavoro che abbiamo iniziato dall’inizio del mandato, ovvero rivedere i piani di laminazione statici, che erano stati pensati per un clima che non esiste più. Il cambiamento climatico non si adatta ai nostri regolamenti ma siamo noi a dover aggiornare i regolamenti, con la stessa velocità con cui cambiano le condizioni dell’isola”.
L’operazione si chiuderà in otto settimane, con monitoraggi ogni quindici giorni. “È un primo passo concreto verso una gestione delle acque che guarda al futuro e non si limita ad applicare protocolli del passato”.












