«È vero, non sono guarito dalla talassemia, ma l’obiettivo primario era aprire una strada. Chiedo a tutti i miei compagni di viaggio di non arrendersi mai alla malattia. Abbiamo l’obbligo di curarci al meglio, e nonostante le grandi difficoltà non dobbiamo mollare. Questo vale anche per chi, pur non avendo la talassemia, ha un percosso di sofferenza. Dobbiamo essere l’esempio per tutti, specialmente per i più giovani e per chi, alla prima difficoltà della vita, si arrende. Il mio segreto, quello che mi da la carica, è di avere sempre qualche sogno da realizzare, dei progetti sui quali lavorare. Coraggio, possiamo farcela». Frasi forti, coraggiose, quelle di Ivano Argiolas, che riecheggiano in questo mondo di altrettanti coraggiosi, forti, che per l’appunto non s’arrendono. E non vogliono farlo: con loro, medici, volontari, ricercatori, tutti su un fronte unico, ovvero continuare a combattere.
LA TERAPIA. E Ivano Argiolas, sempre presente anche nelle iniziative di sensibilizzazione, di solidarietà, non ama arrendersi: «Cari amici – scrive – nel 2012 ho iniziato un percorso clinico molto faticoso che mi ha accompagnato, l’anno dopo, ad una terapia sperimentale negli Stati Uniti. L’intervento di Terapia Genica per guarire dalla Talassemia non ha avuto su di me gli esisti sperati. Non sono mai stato libero dalle trasfusioni di sangue, anche se per un certo periodo le avevo diminuite. Ritengo quell’esperienza parzialmente conclusa. Dovrò essere monitorato ancora per molti anni e farò tutti gli esami necessari che mi verranno richiesti. Rimango anche a disposizione dei ricercatori americani e italiani. Continueremo, con l’associazione, a finanziare la ricerca, seguendo in particolar modo quelle che ci offriranno più sicurezza. Purtroppo l’esito di quell’intervento non ci ha dato la tanto attesa notizia di guarigione, ma io rimango fiducioso che prima o poi arriverà la bella notizia che qualche persona con talassemia sarà guarita grazie a questa nuova tecnica che si sta ancora testando (attualmente al mondo vi sono 3 equipe diverse che si stanno impegnando in questo senso). Ho partecipato con entusiasmo alla sperimentazione e non ho esitato ad offrire la mia candidatura spontanea, mettendo in secondo piano la mia sicurezza e 3 anni della mia vita. Alcuni dicono di me che sono stato coraggioso, addirittura un eroe. Io non credo tutto questo, solo ho voluto dare il mio contributo alla ricerca scientifica. Un po’ per offrire una speranza ai più giovani che hanno la mia stessa malattia, un po per senso di gratitudine nei confronti del professor Antonio Cao e professor Renzo Galanello. È grazie a loro se sono ancora vivo e sono giunto ai 41 anni. Grazie a loro ed ai medici dell’ospedale Microcitemico di Cagliari».
LA SPERANZA. «Non sono guarito, ma ritengo che sia andata bene comunque – aggiunge Ivano Argiolas – poiché le sperimentazioni cliniche servono a capire dove e perché si sbaglia. Questa faticosa e magnifica esperienza mi ha avvicinato ancora di più alla gente e a molte persone sono entrato nel cuore. Vi ringrazio per l’affetto che mi avete sempre dimostrato. Devo anche dirvi che ho capito molte cose sulla vita che prima mi sfuggivano. Ho capito per esempio che non ci sono ostacoli insuperabili e che certi limiti si possono superare, anche se con fatica e sacrificio. Per il mio futuro continuerò, fino a quando avrò il sostegno dei miei associati, a fare il Presidente di Thalassa Azione Centrale Onlus. Ancora per un po sarò membro dell’Associazione Nazionale Italiana di persone con#thalassemia ( United Onlus) e il D.G. di GestiCoop Società Cooperativa. Ho in cantiere 2 nuove iniziative molto importanti che vedrà coinvolte, se Dio vuole, moltissime persone, ma di questo vi parlerò a tempo debito. Grazie a tutti voi per avermi supportato (e sopportato). Rimango sempre a disposizione di tutti, specialmente delle mie sorelle e fratelli con #talassemiae dei loro genitori. Grazie per averci creduto». (Alessandro Congia Castedduonline.it)










