“Io, cuoca universitaria a Cagliari col green pass: se ci chiuderanno sarà colpa dei colleghi non vaccinati”

Prima dose Pfizer a marzo, richiamo a giugno. Giulietta Pilia, 58 anni, lavoratrice alla mensa di via Premuda, potrà continuare a fare le sue ore grazie alla protezione del vaccino: “C’è qualche mio collega che però non vuole vaccinarsi, una scelta che causerà problemi anche a me: più lavoro e, in caso di chiusure per contagi, stipendio tagliato. Spero che il Governo renda la vaccinazione obbligatoria”

Si dice “orgogliosa” di essere riuscita a vaccinarsi nelle primissime settimane in cui è stata data la possibilità di farlo, Giulietta Pilia. Cinquantotto anni, di Cagliari, da un quarto di secolo fa la cuoca alla mensa universitaria di via Premuda, ruolo: pizzaiola. E, quando riprenderà il servizio mensa, lei potrà lavorare perchè ha il green pass: “Io, purtroppo alcuni miei colleghi ne sono sprovvisti”, esordisce la 58enne, che è anche delegata sindacale della Cgil. “Sono per la libertà personale, ma ciò che mi infastidisce è che questa loro scelta di non vaccinarsi comporterà, in caso di aumento di contagi, altre chiusure e relativi problemi, interni proprio all’azienda”. E quali? “Meno lavoro uguale meno reddito, un taglio dello stipendio. Oltre al fatto che, visto che senza green pass non potranno lavorare, potrei dover avere un carico di lavoro più elevato”. Certo, il vaccino, con la benedizione ufficiale della scienza, è il metodo più efficace per evitare guai legati al Coronavirus, soprattutto in un ambiente, quello delle mense universitarie, dove ogni giorno ci sono centinaia di studenti e studentesse.
“Ripenso a quando mi ero vaccinata, alcuni miei colleghi mi dissero che non avrei dovuto farlo perchè, a detta loro, non era sicuro. Non gli ho nemmeno risposto, penso al fatto che a casa ho mio marito e mia madre e voglio proteggerli. Anzi, più gente si vaccina meglio è. Il Governo dovrebbe renderlo obbligatorio, così anche quelli titubanti correrebbero a vaccinarsi”.


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