La Strega è un’etichetta che ha fatto la storia della musica in Sardegna negli anni ‘70 e ‘80 e che, nel 2015, è tornata a far parlare di sé con la pubblicazione di Compillescion, primo CD dei Banda Beni. Forse quella è stata la scintilla che ha fatto ripartire un sogno. Tanti artisti si sono ritrovati e hanno ricominciato a lavorare insieme. E il 3 maggio prossimo, una grande sorpresa…
Come ha inizio la tua avventura nel mondo della musica?
Suonavo ad Arbatax col mio gruppo, i New Telismen e nel 1973 al gruppo si aggiunsero importanti musicisti. Tre grandi voci: Tonietto Salis, già famosissimo con i Barritas e Salis & Salis, Giorgio Dessì, la migliore voce cagliaritana tra il ’62 e il ’73 e Paolo Boy, emergente cantante di Iglesias con una voce pazzesca. Da giugno a settembre suonammo insieme.
Raccontaci…
Fu un’esperienza davvero bella suonare con il mio gruppo, più questi musicisti formidabili ai quali si aggiunse, successivamente, anche Francesco Salis (fratello di Tonietto). In seguito, visto che non mi sentivo un batterista al loro livello, chiamammo un altro batterista, io mi feci un po’ da parte. In realtà, senza rendermene conto, stavo già diventando un produttore, perché lavoravo con dei musicisti formidabili e cominciavo a guidarli su alcuni dettagli.

Che tipi erano?
Ottimi musicisti ma anche persone semplici e, al contempo, piene di entusiasmo e di sogni. Dei Salis & Salis ero un fan, compravo già i loro dischi.
Mi pare di capire che Tonietto Salis fosse quello che preferivi…
Sì, ma non solo perché già faceva dischi. Mi resi conto che componeva canzoni col fratello Francesco in maniera talmente veloce e con talmente tanto gusto che rimasi veramente colpito da cosa riuscivano a creare insieme al loro cugino Lucio, che scriveva i testi. Insieme scrissero una trentina di brani per l’LP Seduto sull’alba a guardare. Ne scegliemmo dodici o quattordici.
Come vi siete organizzati e come avete deciso chi sarebbe andato in sala di registrazione?
Decidemmo di andare a registrare a Milano nel novembre del 1973: Tonietto, Francesco e il chitarrista del mio gruppo originale, Gianni Serra. Per gli arrangiamenti coinvolgemmo Dario Baldan Bembo. Sapevamo quanto era bravo, molto quotato a Milano, suonava e conosceva benissimo qualunque tipo di tastiera con un gran gusto. Fu subito un amico vero e la collaborazione con tutti fu molto produttiva.

Quanto tempo impiegaste a registrare l’album?
Impiegammo due settimane circa, poi allungammo di altre due per fare il missaggio in quadrifonia, perché era una cosa piuttosto complessa…
Come mai un disco in quadrifonia?
Avevo dei contatti con la Sansuj, una delle più grosse case di alta fedeltà giapponesi. In quel periodo un loro responsabile veniva spesso in sala di registrazione e si appassionò così tanto a questa produzione che mi propose di fare un disco in quadrifonia. Mandarono a Milano due tecnici dal Giappone con tutta la strumentazione necessaria. Lo facemmo con grande entusiasmo, anche perché eravamo i primi in Italia e probabilmente in Europa a fare una cosa del genere. In qualche modo anticipammo le grandi case discografiche.
Dopo quell’esperienza come andò avanti il tuo percorso musicale?
Cercammo a Cagliari un locale in affitto e poi andammo a Roma, alla SIAE, per creare la casa editrice. A quei tempi diventare editore era abbastanza complesso. Contemporaneamente cominciammo a realizzare, nell’appartamento che avevamo preso in affitto in via San Lucifero, una sala di registrazione, credo la prima in Sardegna realizzata in un questo modo.
Quando cominciaste a registrare i primi brani nello studio di Cagliari?
Credo in primavera… perché ci vollero due o tre mesi per allestire lo studio e organizzare tutto il necessario. E qui videro la luce i primi 45 giri: Giò Calia, Paolo Boy e altri.
E dopo qualche tempo ti mettesti in società con Roberto Cardia…
Sì, dopo circa un annetto ci incontrammo e decidemmo di metterci assieme. In realtà prima ci facevamo concorrenza ma eravamo diversi. Lui era un formidabile venditore e aveva molto buon gusto. Io ero più adatto a lavorare in studio di registrazione e invece non ero assolutamente un bravo venditore. La cosa funzionava! Lui stesso mise in catalogo tre registrazioni che aveva già realizzato a Roma – mentre io fondavo La Strega – con il Collegium e il primo 45 giri di Piero Salis, che poi diventerà Marras.

Sappiamo bene che nel ’75, purtroppo, accaddero dei fatti drammatici per cui La Strega rischiò di chiudere i battenti…
Fu un periodo davvero difficile. Nel luglio del ‘75 venne sequestrato mio padre e dovetti interrompere la mia attività e tornare ad Arbatax per risolvere, con la mia famiglia, un problema enorme. Roberto a Cagliari continuò l’attività perché io avevo altro per la testa, ma purtroppo un giorno mi chiamò la segretaria per dirmi che lui non c’era più. Purtroppo il suo cuore si fermò. Ero in condizioni assolutamente negative e veramente pensai di chiudere tutto.
Invece hai continuato e La Strega ha continuato a lavorare.
Sì, quando tornai a Cagliari, nel tardo autunno, ero pieno di problemi che potete immaginare, anche perché mio padre non tornò mai e pensai veramente di non continuare. Fortunatamente l’album di Salis andava bene e azzeccai alcuni lavori che portarono un po’ di ossigeno: Benito Urgu, Banda Beni e altri. Allora si continuò.
Quanti dischi tra LP e 45 giri La Strega ha prodotto?
Vediamo un po’… tre LP coi Banda Beni, uno con Benito Urgu, Il Gruppone, Pierpaolo Bibbò che vennero pubblicati con la nostra etichetta, mentre produssi, per etichette non sarde, gli album de La Nuova Generazione, il gruppo di Mauro Palmas, di Suonofficina ed Elena Ledda. Invece i 45 giri furono veramente tanti… forse, venti o trenta.
Poi però improvvisamente decidesti di smettere davvero…
In realtà siamo andati avanti abbastanza bene, anche se la mancanza di Roberto Cardia si sentiva. Avevo provato a collaborare con dei buoni soci. Mi resi conto però, che stavo trascurando un po’ altri interessi di famiglia e, a malincuore, decisi di chiudere l’ufficio. Una decina di anni di attività…
Nel 2015 pubblichi il primo CD dei Banda Beni ma anche il primo de La Strega.
Sì, fu bello realizzarlo ma fu Marco Biggio, il figlio di Mario, leader del gruppo a convincermi e lo producemmo assieme. Fu un po’ come lanciare un sasso in mare perché poi ho pubblicato due brani nuovi dei Banda Beni e stavamo registrando anche il quarto album ma purtroppo Mario e poi Carlo Vespa ci hanno lasciato. A seguire ho pubblicato il primo CD di Gio’ Calia e quello de La Compagnia del Mocambo. Un po’ si continua… si invecchia, ma la passione resta.
Ora, dopo tanti anni, una sorpresa per il 3 maggio. Di che si tratta?
Sai, tra noi “vecchi” musicisti ci siamo rivisti tre anni fa per festeggiare il 50º anniversario della nascita de La Strega Records. Dopo un certo numero di telefonate con vari collaboratori ci siamo ritrovati in pizzeria: eravamo circa cinquanta, è stato molto bello. Abbiamo ripetuto l’incontro anche l’anno successivo e lo faremo anche questa primavera. Nel frattempo tra di noi iniziò a maturare l’idea di fare un concerto…

Un concerto?
Abbiamo cominciato a parlarne in quattro o cinque. Si pensava di fare una piccola rimpatriata in un piccolo locale. Sono state talmente tante le adesioni che abbiamo dovuto decidere di farla al Teatro Massimo, domenica 3 maggio, consapevoli che tutto sarebbe diventato molto più complicato. Come se il tempo non fosse passato: un gruppo di amici e di artisti, che a me piace chiamare famiglia, al lavoro per questo evento davvero unico.
Che serata dobbiamo aspettarci?
Faremo canzoni nostre pubblicate da La Strega ma anche molte cover: da Dylan ai Beatles e non solo. Si esibiranno più di sessanta musicisti, mi dicono che forse non c’è mai stata una presenza così numerosa in uno spettacolo musicale al Teatro Massimo. Chissà, magari è così. Tra i tanti anche l’Orchestra Regionale Sarda Franco Oppo, gran regalo del direttore Giacomo Medas. Anche lui era con me negli anni ‘70 come direttore artistico.
Quindi tutti al Teatro Massimo domenica 3 maggio?
Certo, e con tanta voglia di farlo! Suoneranno con noi anche alcuni dei nostri figli e nipoti. Presenterà Giacomo Serreli, il giornalista più preparato sulla musica in Sardegna, che ha pubblicato una collana unica e formidabile. Con lui sul palco ci saranno anche Bruno Corda, noto giornalista sportivo ma anche musicista, e io, che dovrò “raccontare”. Verranno ricordati, in un filmato, anche artisti importanti de La Strega che purtroppo non ci sono più. È stato un dispiacere non poter accontentare tutti quelli che volevano partecipare, perché alla fine il tempo non sarebbe bastato. Altri non potranno essere presenti per diversi motivi. Vi aspettiamo numerosi!
P.M.












