In Sardegna ripartono le sagre, ambulanti ko: “Esclusi perchè creiamo assembramenti, così moriamo di fame”

Ieri la Sartiglia ad Oristano, in arrivo anche altri eventi nell’Isola ma paninari e torronai restano al palo e promettono battaglia. Mauro Zedda: “In migliaia ad Oristano, non mi hanno fatto lavorare. Sono stanco, qualche mio collega vuole pure farla finita”. Maurizio Boi: “Stanco di dover chiedere l’elemosina, ho 3 figli da mantenere e non lavoro da due anni. Alle prossime sagre andrò a vendere le mie patatine, vedremo se mi bloccheranno”

La Sartiglia di Oristano, in forma ridotta, e tanti eventi nelle prossime settimane, inclusa la sagra di Sant’Efisio a Cagliari il primo maggio. Tutti appuntamenti che richiamano migliaia di persone, una manna dal cielo per i paninari e per i torronai. Che, però, dall’evento organizzato nella città di Eleonora denunciano di esser stati tagliati fuori. Hanno spedito le domande per poter piazzare i loro furgoni, la risposta è stata negativa. E qualche altro “no” sarebbe già arrivato da altri Comuni. Il motivo, almeno per la Sartiglia? Il rischio di assembramenti. E così, a due anni e un mese dall’inizio della pandemia del Covid, gli ambulanti sono più che alla canna del gas. E promettono battaglia. Mauro Zedda ha 59 anni, è di Cagliari, guida l’associazione “Ambulantando” e, prima di tutto, vende panini e bibite con il suo autobar: “Sartiglia saltata, niente autorizzazione perchè ci hanno detto che creiamo assembramenti. Peccato che nei video e nelle foto che girano sui social sia possibile vedere almeno 25mila spettatori assiepati ai lati delle strade. E abbiamo saputo che hanno autorizzato una sola vendita di cibo, quella della Pro Loco locale”, dice. “Come è possibile? Noi paghiamo le tasse e non ci fanno lavorare, chi invece l’ha fatto, a quanto pare, a scopo benefico, ci ha portato via il lavoro. Stiamo già inoltrando le domande per la sagra di Sant’Efisio”, e il timore di un altro divieto è dietro l’angolo: “Sì, la paura di restare fermi c’è. Ma abbiamo preso una decisione, alle prossime sagre andremo lo stesso, anche senza autorizzazione. Poi, succeda quel che succeda: siamo più che alla fame, qualche mio collega voleva addirittura farla finita e siamo riusciti a tranquillizzarlo organizzando collette. Tutta Italia è ripartita, la Sardegna no”.
Gli fa eco Maurizio Loi, cagliaritano 56enne, da qualche anno il suo lavoro è vendere patatine fritte all’istante a feste e sagre: “Ancora fermi dopo due anni dall’inizio del Covid, vergognoso. Se andiamo a guardare, ieri alla Sartiglia c’era tantissima gente”, denuncia Loi. “Mi è stato vietato di lavorare, di poter portare a casa un pezzo di pane per sopravvivere. Sono arrabbiatissimo, solo in Sardegna i Comuni si ostinano a non darci le autorizzazioni. Vivo solo di questo, ho tre figli da mantenere e bollette da pagare. Sono stato di sopravvivere con le elemosine, i soldi della Regione sono già finiti e stiamo aspettando ancora quelli del Comune di Cagliari. Voglio lavorare, anch’io andrò a piazzare il mio furgoncino alle prossime sagre, vedremo se mi bloccheranno. Andare avanti così è impossibile, tutti i miei colleghi delle altre regioni hanno ripreso a lavorare, io no”.


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