Il giovane scrittore Matteo Porru si racconta senza filtri a Il Fatto Quotidiano. La lunga intervista a tutto campo di Davide Turrini affronta la condizione dei giovani e forti critiche alla società e alla scuola e all’università.
Sulle nuove generazioni il primo affondo: “I giovani di adesso sono devastati. Oggi siamo immersi in un post-post individualismo tremendo dove le chiacchierate si fanno davanti alla Playstation. Quando andavo al liceo io c’era ancora una discussione partecipata, ci si parlava. Oggi non ci si dice più un cazzo. Vedo molto silenzio che viene interpretato come atto di ribellione ma non è così. I giovani sono al centro del mondo solo quando ne muore uno o si va a votare. È una cosa molto triste. C’è una passività crescente nella vita, a cui siamo stati allenati.”
Sulla scuola, Porru a Turrini: “I problemi sono due: genitori e insegnanti, comunque sempre i grandi. E c’è una cosa che mi dà i nervi. Mi chiamano a scuola e gli insegnanti mi dicono ‘così li sproni’. Devo farlo io? Ma fallo tu che sei un insegnante, li vedi otto ore a settimana. Gli insegnanti per me sono stati amici e mentori di vita. Purtroppo la scuola italiana è piena di casi che certificano il contrario. Giro come ospite le scuole da dieci anni, ogni tanto mi fermo e dico: ma questo come fa ad insegnare?”. Comunque la scuola a me ha dato tutto, è stata l’università a distruggermi.”
Proprio sull’università, Matteo Porru dichiara: “È l’esatto opposto di tutto quello che deve essere oggi. Premessa: ho fatto l’università durante il Covid, un ateneo d’eccellenza con numero chiuso a Venezia. Mi aspettavo professori mentori, ma non ne ho avuto neanche uno. Sai quando attendi un buon boccone e non ti arriva per tutto il pasto? In pratica l’università è un laureificio. Anche io mi sono laureato e volevo pure fare il docente universitario, ma per dirla alla David Foster Wallace: è stata una cosa divertente che non farò mai più.“









