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Ida, cagliaritana sfuggita alla violenza: “Donne, non siamo oggetti: dobbiamo reagire sempre, denunciare e cambiare mentalità”

di Gianfranco Carboni
21 Novembre 2019
in cagliari, il-diavolo-sulla-sella

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Ida, cagliaritana sfuggita alla violenza: “Donne, non siamo oggetti: dobbiamo reagire sempre, denunciare e cambiare mentalità”

Buongiorno Ida, alcuni mesi fa sei stata protagonista di un fatto di cronaca che hai denunciato. Oggi, passati alcuni mesi, denunceresti pubblicamente il fatto che ti ha coinvolto? Puoi ricordarlo a chi legge?

Premetto che, non ho denunciato alle autorità competenti, ho scritto ciò che mi è accaduto nel mio profilo Facebook. Ricordo il fatto: era notte, ho parcheggiato la macchina e mi stavo avviando verso un pub dove mi aspettavano alcuni amici. Ho sentito correre alle mie spalle, mi sono voltata, un ragazzo mi ha messo le mani in mezzo alle gambe e, poi è scappato dall’altra parte del marciapiede. Da lì mi fissa e mi chiede se avvicinandosi, poteva toccarmi di nuovo. Scriverei altre mille volte ciò che mi è successo per renderlo pubblico, ma ancor di più: ho sempre impresso nella mente il volto del ragazzo.

Non si chiede l’età ad una signora, lo faccio con il proposito: quello di ribadire che la scelta di denunciare il fatto è stata consapevole e voluta?

Ho 36 anni, purtroppo non è la prima volta che qualche baldo giovane, cerca di mettermi le mani addosso. Ho sempre reagito grazie al mio carattere. Sono dell’opinione che occorra parlare di questi fatti, seppure non sia facile.

Situazione pesante. Che risposta fisica e mentale hai avuto durante l’atto di violenza che ti ha coinvolta?

Il mio carattere mi porta a reagire, sempre e comunque, in qualsiasi situazione. Mi ha fatto arrabbiare ed ho avuto subito una reazione nei confronti del ragazzo, quasi sfidandolo ad avvicinarsi, avrebbe visto la mia reazione sulla sua pelle e le conseguenze. Ci ho pensato per giorni, settimane intere su cosa potessi dire o fare in più per evitare, in quella circostanza, conseguenze. Mi sono informata sui corsi di autodifesa, che da allora pratico.

Immagino che abbia passato un brutto periodo, o no?

Come già accennato, dopo l’aggressione e dopo l’aver raccontato l’accaduto su fb, mi hanno consigliato mille sport. Ma grazie a mio zio, ho conosciuto Patrizio Loi, mio maestro di krav maga, che come dicevo a tutt’oggi pratico. Serve tantissimo, a prevenire aggressioni ma anche ad imparare a reagire dinnanzi alla violenza di genere. E non solo, a qualsiasi violenza.

Che hai fatto in questi mesi dal marzo di quest’anno?

Consiglio di non chiudersi in sé stessi, di parlarne. Anche solo con un/a amico/a, perché spesso si pensa che ce la siamo cercata. Che magari eravamo vestite in modo troppo seducente, che potevamo non rispondere, non uscire di casa ad una certa ora sole. A me è stato detto di tutto: non devo uscire da sola ad una certa ora, cioè limitando la mia libertà, in uno pseudo coprifuoco. Una gonna o un vestito corto è meglio non indossarlo, bisogna uscire accompagnate. Io penso che non ci si debba limitare in niente. Non bisogna farsi condizionare da gente che pensa che la donna non valga niente; le si possa trattare e farne ciò che si vuole. Non bisogna mai pensare che è colpa nostra. Bisogna reagire in qualunque modo, anche solo parlarne con altre persone. Non siamo noi le colpevoli, non è colpa nostra se ci sono al mondo persone orrende.

Cosa consiglieresti, a tutti uomini e donne vista la brutta esperienza?

Ribadisco. Bisogna reagire e cambiare mentalità. Esistono ancora mentalità e culture in cui la donna è un oggetto. C’è chi ancora dice che la donna non vale niente. È fatta solo per dare alla luce dei figli. Non deve pensare, reagire, parlare se non quando le viene permesso. Gli uomini dovrebbero imparare, sin da piccoli, il rispetto verso le donne e verso i più deboli, l’uguaglianza in generale. Fare dei corsi nelle scuole non sarebbe sbagliato.

Attraverso lo sport è possibile ritrovare la motivazione per reagire davanti ai problemi o a traumi subiti?

Lo sport aiuta tantissimo, scarica adrenalina. Ti svuota delle cose negative, ti ricarica di cose positive. Bisogna avere anche un pizzico di fortuna nel trovare un maestro, un istruttore bravo e dei compagni che ti sostengono e ti spronano. Lo sport è un’ottima medicina in tutto. Fa bene al fisico e soprattutto all’animo

Lunedì, 25 novembre ricorre la “Giornata contro la violenza di genere”, che ne pensi di questo tipo di manifestazioni?

Un solo giorno? Non credo, non bisogna ricordare solo il 25 novembre, che deve esserci rispetto verso tutti e delle donne in particolare ogni giorno. Se imparassimo, sin da piccoli, a rispettare noi stessi e soprattutto gli altri, non servirebbero le giornate contro la violenza sulle donne, contro il bullismo o contro l’omofobia. argomenti che mi stanno a cuore. La violenza non va mai usata, mai; bisogna imparare di più ad amare.

A chi, come “trasmetti” la tua forza per passare oltre la tua brutta esperienza?

Non so se trasmetto qualcosa agli altri, cerco di non abbattermi mai di fronte ai problemi. Ho un carattere forte e questo mi permette di trovare una soluzione o, una reazione a ciò che mi accade. Posso dire che ci sono persone con carattere diverso dal mio e che se vogliono un aiuto, anche solo una parola di conforto, sono qua. Non esitate a contattarmi. Una parola al momento giusto può dare/fare la differenza.

Un’ultima domanda, anzi decidi tu che vuoi aggiungere?

La violenza a volte, chiama violenza. Ma usiamo la testa, laddove sia possibile sino all’ultimo istante.

Gianfranco Carboni

Tags: donneidaviolenza
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