I giganti di Mont’e Prama a SuperQuark

La ribalta tv nazionale per i lavori di geoarcheologia curati nel sito di Cabras da Gaetano Ranieri. Il docente dell’ateneo di Cagliari stima in “circa sessantamila gli indizi che ci inducono a pensare che nei sei ettari scandagliati si racchiuda la più grande scoperta archeologica del Mediterraneo nell’ultimo mezzo secolo”

Giovedì 13 agosto, alle 21.15, SuperQuark manda in onda l’intervista realizzata con Gaetano
Ranieri da Barbara Bernardini. Le ricerche innovative dell’Università di Cagliari nel campo
dell’archeologia e, in particolare, l’impiego del georadar nell’area dell’Oristanese, da parte dello
staff del professor Ranieri, sono al centro del servizio della popolare e pluripremiata trasmissione di
divulgazione scientifica ideata e condotta da Piero Angela. Le immagini del servizio sono state
realizzate a Mont’e Prama, in rettorato e nella facoltà di Ingegneria di piazza d’Armi.
La ricerca. I ricercatori dell’ateneo si muovono sul campo con il georadar: lo strumento non ha
eguali in campo mondiale. L’équipe di Gaetano Ranieri analizza le immagini del sottosuolo. Le
radiografie elaborate evidenziano “una serie di puntini rossi. In realtà si tratta di strade, muri, tombe
e forse altre statue. Abbiamo rilevate circa sessantamila anomalie, Mont’e Prama è la più grande
scoperta archeologica nel Mediterraneo occidentale negli ultimi cinquant’anni”. Di fatto, oltre ai
giganti, stando ai rilievi degli esperti, il sito di fronte a Is Arutas e allo stagno di Cabras conterrebbe
anche un santuario nuragico, una necropoli, edifici e centinaia di reperti.
Il georadar. Uno scanner con le ruote, capace di radiografare il terreno tanto da poter mettere in
luce i dettagli del sottosuolo. Il georadar utilizzato dallo staff del professor Ranieri si è mosso e si
muove nell’area del sito di Cabras vasta sei ettari. Le “anomalie” mostrate dallo strumento e le
elaborazioni grafiche evidenziano che le conformazioni rilevate corrispondono a strade ed edifici.
“A Mont’e Prama abbiamo eseguito la stessa ricerca che in Marocco ci ha consentito di scoprire
l’anfiteatro romano di Volubilis e il tempio di Ercole a Lixus. Abbiamo analizzato soltanto sei ettari
e trovato tanti indizi che ci fanno pensare che esistano strutture di grande interesse archeologico. E
non si tratta di conformazioni geologiche. Dai nostri rilievi presumo che ci sarà da scavare per anni.
Sarebbe bello che qui venissero a lavorare gli esperti delle più prestigiose università internazionali”
aggiunge Gaetano Ranieri.
Gaetano Ranieri. Ordinario di geofisica applicata (facoltà di Ingegneria, Università di Cagliari),
già docente al Politecnico di Torino, Gaetano Ranieri ha oltre trent’anni di esperienza didattica
nella disciplina, ha diretto il corso di perfezionamento in Difesa del suolo e tutela dell’ambiente, il
dipartimento di Georisorse e territorio e il dottorato di ricerca in Ingegneria geologico-ambientale.
È stato tra i primi al mondo ad applicare tecniche di tomografia sismica allo studio di beni
architettonici, di metodologie geofisiche per la caratterizzazione di rifiuti urbani, per la
riabilitazione di suoli desertificati e per la disinfezione elettromagnetica delle acque e per
l’agricoltura di precisione.


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