Guerra in Confcommercio: rivolta e minacce di azioni legali

Contestata la permanenza degli organi elettivi di Confcommercio anche dopo “le dimissioni rassegnate da 8 consiglieri (uno dei quali addirittura decaduto per assenze ingiustificate e reiterate”) e da 5 componenti della Giunta”

Rivolta in Confcommercio. Non c’è pace nell’associazione. L’alleanza che aveva messo fine all’era Didda è saltata. E le due anime, una legata a Muro Murgia (ex alleati di Deidda) e quella legata al presidente in carica Alberto Bertolotti. Sono di nuovo ai ferri corti. I cinque consiglieri dimissionari (Pierluigi Mannino, Mauro Murgia, Salvatore Garau, Angelo Forte  e Roberta Carboni) chiedono le dimissioni del Consiglio e bollano come illegittimo ogni nuovo atto scrivono ai vertici nazionali e cagliaritani (al presidente Alberto Bertolotti, al direttore Giuseppe Scura, al presidente del Collegio dei Revisori Alessandro Balletto e al presidente dei Probiviri Vittorio Giua Marassi) dell’associazione.

I firmatari contestano la permanenza degli organi elettivi di Confcommercio anche dopo “le dimissioni rassegnate da 8 consiglieri (uno dei quali addirittura decaduto per assenze ingiustificate e reiterate”) e da 5 componenti della Giunta”. Nel mirino il Consiglio Provinciale che nella sua parte elettiva, era prima formato da 15 componenti mentre oggi ne conta solamente 7 e una Giunta prima formata da 9 componenti oggi ne conta 4 oltre al Presidente, numeri  che “non consentono certamente alla Giunta di dirsi validamente riunita.

I firmatari parlano anche reiterata violazione delle norme statutarie (mancata convocazione dell’assemblea, mancata convocazione dei componenti il Consiglio) e “viziata da nullità insanabile deve pure ritenersi la convocazione all’assemblea fissata per il prossimo 20 aprile giacché promanante da Organo privo dei requisiti necessari per potersi considerare sussistente e, quindi, poter validamente ed efficacemente operare”.

C’è poi un’altra accusa: “gli organi dell’associazione vedrebbero ancora la presenza al loro interno di soggetti ormai del tutto privi dei necessari requisiti di legge: si pensi a chi oggi risulta ancora socio effettivo pur essendo insegnante di ruolo presso una scuola media superiore e non sia più titolare di impresa individuale, né svolga attività professionale o sia lavoratore autonomo presso una qualsivoglia impresa”.

In sintesi, scrivono i cinque dimissionari “le gravi violazioni statutarie ed etiche ben note alla Dirigenza locale ed oggi ancora una volta denunciate, oltre a determinare la perdita di vitalità di ogni Organo associativo de quo, nonché la nullità e/o inefficacia degli atti da questi posti in essere pur privi ormai di ogni potere gestorio, organizzativo e decisorio, sono altresì fonte di grave disagio per coloro che, invece, continuano ad onorare principi e regole che disciplinano l’Associazione”.

E chiedono una solerte verifica della direzione e gestione dell’Associazione, nonché un richiamo ad un maggior senso di responsabilità ed al rispetto di ogni norma fondante l’Associazione nei confronti di chi la presiede, affinché la stessa non continui ad essere snaturata nella sua essenza e valenza e, a fronte di ciò, non ci si veda costretti ad adire le vie giudiziali, a tutela e nell’interesse di ogni membro dell’Associazione a tutt’oggi rispettoso dei principi ispiratori della stessa”.

 

 


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