Furti di sabbia, Sardegna depredata dai turisti: “Spiagge in pericolo”

Troppi i turisti che annualmente se ne vanno col “barattolino ricordo” di sabbia sarda. Sandro Demuro, docente di Geografia Fisica: ”Pochissimi sanno che si tratta di un reato”. No anche alla pulizia delle spiagge con i mezzi pesanti: “Distrugge l’habitat delle tartarughe e causa le inondazioni”

di Ennio Neri

Furti di sabbia. Spiagge sarde a rischio. A lanciare l’allarme è Sandro Demuro, docente di Geografia Fisica e Geomorfologia all’Università di Cagliari. Che tira le orecchie alle pubbliche amministrazioni: “Pulire le spiagge con i mezzi pesanti distrugge l’habitat delle tartarughe e causa le inondazioni”.

L’allarme è stato lanciato stamattina nel corso della conferenza conclusiva del progetto Tender Neptune (Natural Erosion Prevision Through Use of Numerical Environment) finanziato dalla Regione. Demuro ha evidenziato alcuni dei problemi delle spiagge “che sono il volano dell’economia sarda. Pochi sanno che la spiaggia è mare, il 90 % si trova sotto la superficie dell’acqua, il restante è la parte emersa. A creare problemi sono le variazioni climatiche e “barattolini ricordo” cioè la sabbia che i turisti si portano via annualmente. E tutti i turisti facessero così i litorali sardi sparirebbero entro 10 anni”. Demuro ha detto no alla pulizia della spiaggia coi mezzi pesanti, “un sistema che distrugge habitat tartarughe marine e, appiattendo la sabbia con le grigliature, favorisce le inondazioni”.

 Regione. “Il confronto di oggi con ricercatori e operatori ci permette di capire meglio il fenomeno dell’erosione e i necessari strumenti che dovremo introdurre nella pianificazione per la tutela delle coste e, in particolare, delle spiagge della Sardegna”, ha dichiarato  l’assessore regionale dell’Urbanistica Cristiano Erriu, “la scienza ci mostra alcune strade percorribili, ora tocca alla politica trovare gli interventi più adatti per la conservazione del bene ambientale”. 

Erriu, parlando del ruolo dei Comuni nella tutela del patrimonio costiero sardo, ha snocciolato le cifre che mostrano in maniera chiara quanta strada debba essere fatta dagli enti locali. “Sui 72 Comuni costieri della nostra isola – ha sottolineato – soltanto 16 sono dotati di PUL, mentre altri 23 hanno il PUL adottato ma non ancora approvato. Sono invece 33 i Comuni che non hanno adottato il PUL: decisamente troppi. Stiamo cercando di sensibilizzarli ad accelerare le procedure. Il tempo passato dall’introduzione del PPR degli ambiti costieri ad oggi, è servito tuttavia a sviluppare nell’intera comunità la massima sensibilità e un senso di rispetto verso questi habitat, che costituiscono una risorsa preziosa e durevole soltanto se viene amministrata con grande attenzione e parsimonia”.

Università. Il rettore dell’università di Cagliari Maria del Zompo ha ricordato l’impegno dell’Università sul fronte della tutela delle coste della sostenibilità ambientale, ma ha anche dichiarato provocatoriamente che “se al territorio non serve io chiudo i corsi di legati al turismo sostenibile”.

 

 

 

 

 

 

 


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