I suoi cinque dipendenti sono a casa in cassa integrazione straordinaria e, nella cucina del suo bistrot, rispettando rigorosamente le distanze, ci sono solo lui e la moglie. Francesco Zucca, 42enne di Cagliari titolare di un locale in via Tuveri, è fermo da settimane per l’emergenza Coronavirus: “Prepariamo solo pasta fresca per quei pochi che ce la chiedono, e la consegniamo a domicilio. il mio fatturato è crollato del 99 per cento, in pratica”, esordisce, amareggiato, lo chef. “Avevo appena terminato dei lavori di ampliamento del bistrot, migliaia e migliaia di euro forse buttati al vento perchè, quando potrò riaprire, come minimo rischio di dover dimezzare i coperti, passando da quaranta a venti”. Insomma, una “tragedia. Non è colpa del Governo se c’è il virus, questo è chiaro. Però è impensabile che ti vogliano prestare dei soldi che, poi, dovrai rendere. Io ho aperto due anni fa e sono ancora nella fase di ‘partenza’, sono svantaggiato”, afferma Zucca. Che fare, allora? L’imprenditore ha un’idea.
“Il Governo ci può aiutare dandoci soldi gratis. Come? Semplice, basta che analizzi tutti gli scontrini che abbiamo battuto nello stesso periodo dell’anno scorso e ci dia, cash, il cento per cento. Tra Iva e bollette ho solo spese, ultimamente, e i 25mila euro forse mi basteranno per pagare gli F24, i fornitori e l’Iva. Non voglio assolutamente indebitarmi, se il prestito passa per la banca penso che ci sia il rischio di correre altri e nuovi problemi”.










