Flop dei saldi a Cagliari, vuote le vie dello shopping e i centri commerciali. Negozianti “disperati”

Scura: “Bene solo i primi 10 giorni. Poi saldi spenti nel nulla. Aumenta il numero delle imprese che chiudono”. Tredici negozi chiusi in via Alghero e 17 in via Garibaldi. Marcello: “E’ la morte del commercio al dettaglio. Un dramma con la D maiuscola”

Flop dei saldi. Deserte le vie dello shopping e le gallerie dei centri commerciali. Chi sperava una ripresa resterà deluso. Si annunciano drammatici i dati delle vendite scontate che hanno dato pochissimo ossigeno al mondo del commercio. Disperato i negozianti del centro città. “Il 2018 si è chiuso con dei cali dai 20 al 40 %. È la morte del commercio al dettaglio”, dichiara Davide Marcello, del consorzio Cagliari Centro Storico, “l’ennesima conferma del fatto che non ci riprenderemo, sui saldi del 2019 i dati sono drammatici, a Cagliari sono tutti disperati, non so come hanno intenzione i politici di mettere una pezza a questa situazione. Perché non è che stanno chiudendo i negozi, stanno chiudendo le vie”, aggiunge, “via Dante e via Alghero in picchiata, via Cocco Ortu idem, per non parlare di via Pergolesi, via San Benedetto e via Paoli, non passeggia nessuno. Purtroppo non possiamo inventarci uno spazio gratuito per la sosta o l’aria condizionata e centro commerciali non li contiamo più”.

“I saldi sono andati bene nei primi 10 giorni e poi si sono spenti nel nulla”, conferma Giuseppe Scura di Confcommercio, “e la crisi è testimoniata della progressiva riduzione del numero delle imprese. La vitalità del commercio di cui si parla è solo il frutto di aperture che non durano nel tempo. Aspettiamo altri dati ma ci aspettiamo un’immagine incolore. Negli ultimi due mesi il commercio non ha marciato. Avevamo chiesto alla Regione”, conclude, “una seria pianificazione che non rimanesse sulla carta e abbiamo chiesto che si cambiassero le aggregazioni per passare dai centri commerciali naturali a distretti urbani del commercio, per far giocare un ruolo importante anche alle amministrazioni comunali. Serve l’impegno diretto del soggetto pubblico che, al contrario del privato, riesce ad avere disponibilità di risorse”.


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