Diossina e rifiuti, allarme rosso per il campo nomadi di Selargius: “Va chiuso ma servono case per cento Rom”

La situazione igienico-sanitaria del terreno dell’ex inceneritore che ospita anche 60 bimbi è preoccupante. Maxi vertice in prefettura, l’obbiettivo è chiaro: ai bordi della Statale 387 dovrà essere fatta una mega bonifica. Il sindaco Concu: “Un milione dalla Regione ma intervento impossibile con gli abitanti. La loro sistemazione è un problema che riguarda tutta la collettività”


Per le ultime notizie entra nel nostro canale Whatsapp

La decisione finale è chiara: il campo nomadi sulla 387, a Selargius, confinante con Settimo San Pietro, dovrà essere chiuso. Quando, però, non si sa. Un fatto è certo: la certificazione di un livello di inquinamento definibile quanto meno preoccupante, legato ai rifiuti, ai roghi e alle sostanze nocive che si sprigionano a ogni incendio. Diossina, soprattutto. Il fumo nero che si vede anche da chilometri di distanza non è liquirizia, ma uno dei veleni peggiori per l’uomo. Il terreno che, decenni fa, era quello dell’inceneritore, è tornato di attualità tra tutte le autorità dopo gli ultimi roghi. Lì vivono un centinaio di Rom, il loro portavoce Giulio Ahmetovic lo scorso otto maggio, data di uno degli ultimi incendi, era stato chiarissimo: “Sono anni che speriamo di andare a vivere negli appartamenti”. Ma è qui che c’è il nodo più difficile da sciogliere: dopo anni di ricerche e tentativi, non sono state trovate persone disposte ad affitare il proprio appartamento alle famiglie Rom. Che sono aiutate in primis dall’amministrazione comunale selargina, almeno per quanto riguarda le fognature, l’acqua e la luce. Ma serve un intervento da piani politici più alti per trovare una soluzione: “La situazione è complessa, il livello di inquinamento certificato da tutti gli organi competenti richiede un intervento tempestivo. La Regione ha stanziato apposite risorse per consentirci di effettuare la bonifica dell’area, ma ovviamente la presenza dei residenti non è compatibile con gli interventi necessari”, spiega il sindaco Gigi Concu al termine dell’incontro con il prefetto, il sindaco di Settimo San Pietro Gigi Puddu, l’Asl e le forze dell’ordine. “Il campo dovrà essere chiuso”, prosegue il primo cittadino, “la sistemazione degli abitanti non può essere a carico di un solo ente locale. È un problema che riguarda tutta la collettività”.
Già, la collettività, cioè tutti. Sono diciotto i nuclei familiari che vivono, ormai da decenni, ai bordi della Statale. Loro le case le vorrebbero ma, se nessuno gliele affitta, non hanno un altro posto dove andare. E, paternità e responsabilità di roghi a parte (rappresentano un aspetto più penale che sociale) i tempi per chiusura e bonifica del campo non sembrano essere brevi: “Lì vivono un centinaio di persone e vanno trovate le case, sennò non si può intervenire”. Il tavolo in prefettura a Cagliari è stato aggiornato tra due settimane: nel frattempo sarà definito con esattezza quali tipi e livelli di inquinamenti ci sono mentre l’amministrazione comunale dovrà fornire dati precisi sui residenti, minorenni inclusi. Poi, si studieranno e definiranno le prossime mosse.


In questo articolo: