Cagliari, trappola Internet: ecco come difenderci dai malintenzionati

Tutelare la privacy al tempo di Internet evitando di fare cadere i propri dati nelle mani di malintenzionati:  una interessante inziativa presentata oggi a Cagliari. Siamo tutti a rischio, i nostri dati possono finire nelle mani sbagliate

Quanti di noi sanno come si fa a tutelare la propria privacy su internet evitando di far cadere i propri dati nelle mani di malintenzionati? Di questo e della possibile convivenza tra i captatori informatici e la società civile si parlerà alla Mem di Cagliari, il 16 e 17 ottobre, durante la XVIII edizione dell E-privacy.

“Captatori informatici e società civile: una convivenza possibile?” è su quanto si troveranno a dibattere i relatori che il prossimo 16 e 17 ottobre prenderanno parte alla XVIII edizione dell’evento E-privacy 2015, una due giorni sulla tutela della privacy che si svolgerà alla Mem di Cagliari. Un programma ricco in cui, prendendo spunto dagli eventi occorsi negli ultimi tempi (è di luglio l’attacco informatico che ha colpito la società milanese Hacking team, fornitrice di sistemi di controllo remoto e che ha messo in piazza una importante serie di dati riservati), un variegato parterre di ospiti- dal costituzionalista e assessore regionale Gianmario Demuro al segretario del Garante della privacy Giuseppe Busia, passando per il magistrato Paolo De Angelis- farà il punto sul ruolo dei captatori informatici, meglio conosciuti come trojan, software con un codice in grado di intercettare e attaccare informazioni, e su come questi debbano essere utilizzati nelle nuove tecnologie, garantendo ai cittadini il rispetto dei diritti fondamentali tutelati dalla legge. Trojan utilizzati per il controllo remoto sule persone, possono permettere di fare finire questi dati, e quindi la vita degli individui, anche nelle mani di malintenzionati.

“Siamo tutti potenziali vittime di questi controlli e spesso potremmo nemmeno sapere di chi siamo le ‘vittime’: organi inquirenti o malfattori ” ha spiegato uno degli organizzatori dell’evento, il giurista Francesco Micozzi. “spesso si tratta di strumenti di facile utilizzo e reperibilità”.

Come fare per difenderci e per limitare al minimo la possibilità di far finire nelle mani di qualche malintenzionato pronto a carpire da lontano i nostri dati? “Evitare del tutto le infezioni è impossibile perché le modalità di contagio sono veramente tante” spiega Micozzi, “tuttavia esiste tutta una serie di buone pratiche che, se rispettate, permette di evitare al minimo le probabilità. Ad esempio nel caso degli smartphone, il modo più semplice per venire infettati è attraverso l’installazione di app che arrivano da fonti non sicure, oppure aprendo link arrivati via sms o via mail che portano a pagine infettatrici. Mai usare la stessa password per accedere a siti differenti, così come è fortemente sconsigliato sia col pc e col telefono permettere l’accesso automatico a reti libere. Qualche malintenzionato potrebbe creare una rete utilizzando un nome che potrebbe trarci in inganno facendoci pensare sia sicura, in realtà gli stiamo dando accesso ai nostri dati. Ci sono tante cautele da adoperare, è molto difficile proteggersi dai rischi, ma e si è consapevoli dei problemi si può stare più attenti”.

 


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